Scenari in Medio Oriente

Mdp milano

Articolo Uno Milano: venerdì 17 incontro sugli scenari in Medio Oriente

13 gennaio 2020 milano

Venerdì 17 gennaio alle ore 20.00 presso Circuiti Dinamici, via Giovanola, 21/c a Milano incontro a cura di Articolo UNO Milano metropolitana sugli scenari di guerra in medio oriente: “Parli la pace, fermiamo la guerra”
Introduce:

Francesco Biglieri, segretario metropolitano Articolo UNo Milano

intervengono:
Paolo Ricotti, responsabile relazioni internazionali Acli Milano
Luigi Lusenti, Arci nazionale
Antonio Panzeri, già Parlamentare Europeo, responsabile esteri Articolo UNO

coordina Giorgio Cazzola, Articolo UNO Municipio 5 Milano

«Rivedere il Jobs act e rimettere l’articolo 18 Lo affermi anche il Pd»

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7 gennaio 2020, Intervista al Corriere della Sera di Monica Guerzoni

«Serve una profonda revisione del jobs act».

Quanto profonda, Roberto Speranza? Per Renzi il jobs act non si tocca.

«Al tavolo della verifica dovremo trovare il coraggio di correggere radicalmente gli errori commessi sul mercato del lavoro — si prepara a trattare il ministro di LeU —. L’idea che comprimere i diritti dei lavoratori aiuti il Paese a crescere è sbagliata e dobbiamo dirlo, definitivamente».

Chiederà agli alleati di ripristinare l’articolo 18?

«Esatto. Chiederemo garanzie a partire dalla disciplina sui licenziamenti collettivi, su cui i giudici di Milano e Napoli hanno già rinviato alla Corte di Giustizia europea».

Renzi non sarà contento.

«Renzi chiede di rivedere reddito e Quota 100 e i 5 Stelle non sono contenti. Io chiedo di rivedere il Jobs act. Non siamo un governo monocolore».

M5S e Pd ci stanno?

«Se per il Pd il lavoro è al primo posto, concorderà che per far ripartire l’Italia servono più diritti, non meno. Come leve per combattere le diseguaglianze chiederemo anche di investire su scuola e università e di ragionare di economia circolare ed energie rinnovabili. Sarà poi fondamentale continuare il lavoro importante che abbiamo avviato nel comparto salute».

Non si doveva fare di più?

«Rivendico quel che abbiamo fatto in questa manovra, a cominciare dall’abolizione dei superticket. Due miliardi in più sul fondo sanitario e due su edilizia e ammodernamento tecnologico e poi nuove regole sul personale. Abbiamo approvato il patto per la salute con le Regioni, un documento strategico che non si approvava dal 2014».

Perché Conte continua a rinviare la verifica?

«Preferisco parlare di rilancio. Comunque nel mese di gennaio questo momento di confronto vero va affrontato».

Il 26 si vota in Emilia Romagna e Calabria. Conte rischia?

«Sono ottimista. Non è un voto sul governo e il presidente Conte saprà guidare questo momento di rilancio, grazie alla capacità di fare sintesi».

E se il M5S subisse una scissione importante?

«Non entro nelle vicende interne, ma credo in questo governo e penso che vada aumentato il tasso di visione politica. Dovremmo tutti considerare questa esperienza tra centrosinistra e M5S come l’orizzonte giusto per il Paese. Se lo viviamo come una parentesi il progetto si indebolisce. Non siamo un governo tecnico, il salto di qualità si fa alzando il tasso politico».

Farà le barricate contro il proporzionale al 5%?

«È giusto che il confronto continui al tavolo ufficiale. Si va verso un impianto proporzionale, come avevamo chiesto all’atto di nascita del governo. Nel 2015 mi dimisi da capogruppo del Pd alla Camera contro l’impostazione ultra—maggioritaria dell’Italicum e sono rimasto sulla mia posizione. Mi fa piacere che altri abbiano cambiato idea».

E il 5%? Di Maio e Zingaretti si sono messi d’accordo, sono stati scorretti ?

«Nessun incontro bilaterale può bypassare le scelte che si prendono ai tavoli di coalizione. Per me si discute lì».

Se resterà una soglia alta, entrerete nelle liste del Pd?

«Non vedo elezioni alle porte. Nessuno però può mettere la testa sotto la sabbia di fronte all’arroganza della destra. Quel che c’è nel campo del centrosinistra non basta, serve una proposta nuova».

Pd, LeU, M5S e Sardine?

«In quelle piazze ci sono elettori della sinistra diffusa, del Pd e persone che hanno creduto nel M5S. Il processo che io auspico nasce dal basso ed è più avanti di noi».

 

 

No alla guerra

 

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Riteniamo utile l’appello del segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, pubblicato sul Il Manifesto di oggi, per una iniziativa politica  contro i rischi di una guerra, scatenati da Trump. Per questo lo rilanciamo:

“No alla guerra di Trump. L’Italia neghi l’uso delle basi militari

Mentre Salvini si congratula con Trump per l’attacco terroristico ingiustificabile sul piano del diritto internazionale, chi si riconosce nei principi della Costituzione ha il dovere di mobilitarsi perché prevalgano le ragioni della pace.
La condanna della folle iniziativa dell’amministrazione USA non può che essere senza se e senza ma. L’assassino del generale Soleimani può scatenare una guerra con l’Iran ed investire l’intero Medio Oriente incluso il Mediterraneo. L’attacco Usa, in disprezzo della sovranità dell’Iraq, colpisce anche le speranze e le lotte del popolo iracheno che in questi mesi è sceso in piazza per rivendicare la fine di una politica fondata sulle divisioni settarie e uno sviluppo democratico e misure sociali pagando un duro prezzo di sangue.
L’appartenenza dell’Italia alla NATO e la presenza nel nostro paese di basi militari statunitensi e dell’alleanza atlantica accresce i timori di un coinvolgimento del nostro Paese nel conflitto.
L’Italia e gli altri governi dell’Unione Europea non sono tenuti a seguire Trump in questa escalation militare che ha suscitato un coro di proteste anche negli Stati Uniti.
Chiediamo che il nostro governo e l’Unione Europea si attivino in un ruolo di pace, frenando le spinte belliciste della Casa Bianca ed agendo con gli atti attori internazionali per l’avvio di un dialogo con l’Iran cominciando con la rimessa in discussione delle sanzioni comminate unilateralmente dagli Usa. Occorre evitare qualsiasi coinvolgimento dell’Italia in uno scenario di guerra. Esigiamo per questo che si ritirino le truppe incautamente inviate in Iraq e si assuma un’iniziativa diplomatica forte verso tutti i soggetti coinvolti.
Sul piano politico e etico va evitato di essere di nuovo complici di guerre e azioni di terrorismo internazionale. Come ha giustamente evidenziato oggi l’editoriale di Tommaso Di Francesco sul Manifesto è doveroso che il governo italiano dichiari l’indisponibilità delle basi militari che si trovano sul territorio italiano – da Aviano a Sigonella – per le operazioni che gli USA stanno conducente in Medio Oriente. Nessun sostegno diretto o indiretto alla guerra di Trump.
In Friuli abbiamo lanciato un’assemblea per venerdì 10 gennaio dal titolo Il Friuli non è una rampa di lancio che si terrà a Pordenone il prossimo 10 gennaio. Anche a livello nazionale è indispensabile che partiti, sindacati, associazioni e movimenti si uniscano su questa elementare richiesta al governo italiano. Ci rivolgiamo all’ANPI, all’Arci, alla Cgil, all’associazionismo pacifista, a tutta la sinistra, al mondo cattolico e a tutte le persone e le soggettività che si riconoscono nell’articolo 11 della Costituzione nata dalla Resistenza.
L’Italia dica no alla guerra.”

Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Un primo bilancio

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Il 16 dicembre 2019 la coalizione “per Giuranna Sindaco” si è ritrovata per un brindisi e per una prima sommaria valutazione del lavoro fatto dalla nuova giunta.

Difficile, obiettivamente, fare una valutazione compiuta dei primi passi di una maggioranza che ha già avuto il merito di mandare a casa la Lega di Bogani alleata alla Forza Italia di Alparone.

Giudizi leggeri, consapevolezza delle difficoltà e delle nuove prove da affrontare ma anche qualche fondata insoddisfazione. Non solo per le conferme di continuità fatte da Casati (dirigenza, segreteria, pubbliche relazioni, vicesindaco..) ma soprattutto per le occasioni mancate di rinnovamento.

Ci si aspettava una qualche presa di posizione sul RE3, che non è arrivata né dalla giunta e neppure dal Consiglio. Ci si aspettava qualche novità sulla partecipazione e invece il bilancio, annuale e triennale, è stato approvato solo dal palazzo di via Grandi. Nessuna consultazione dei cittadini. Gli aspetti più criticati sono stati il silenzio sul tema dell’urbanistica (cosa si sta facendo?) e la mancata informazione sui destini del Palazzo della sanità.

Quello che politicamente risulta più grave sono però le due scelte mancate dalla nuova amministrazione: il silenzio sul tema della rigenerazione urbana e la mancata esenzione per i redditi più bassi dal pagamento dell’addizionale Irpef. Due scelte sulle quali invece il sindaco di Milano Sala si è comportato molto diversamente dal nostro sindaco.

La legge regionale sulla rigenerazione urbana, contrastata dal PD, è stata subito criticata dall’Assessore Maran che ne ha contestato l’impostazione liberista:”un anno si liberalizzano i sottotetti, l’anno dopo i seminterrati e ora si regala il 20% di volumetrie ai proprietari, senza alcun vincolo di progetto…”. Ripetiamo la domanda: a Paderno cosa si intende fare?

Infine sull’addizionale Irpef si era chiesto, da più parti, una fascia esente (10.000/15.000 €.) per i redditi più bassi ma la giunta comunale non l’ha ritenuta una richiesta accettabile. Sala invece ha esentato i redditi più bassi fino a 23.000 €. Bene, bravo Sala.

E’ forse presto per dare un giudizio esauriente della nuova esperienza amministrativa, ma è certo che le premesse non sono soddisfacenti.

Natale contro l’algoritmo

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Bellissima notizia e complimenti alla CGIL!

Questa dimostra che il sindacato è in grado di combattere le nuove diseguaglianze e le nuove forme di sfruttamento. Contro  l’ “algoritmo caporale,  come l’ha definito Ottorino Pagani, e contro gli strumenti del “capitalismo della sorveglianza”.  Di seguito il comunicato stampa della CGIL del 18 dicembre.

“L’algoritmo penalizza diritti di sciopero e malattia.”

“Filt, Filcams e Nidil Cgil nazionali hanno promosso innanzi al Tribunale di Bologna un’azione legale per condotta discriminatoria nei confronti di una delle principali multinazionali del food delivery. Alla base della causa l’utilizzo dell’algoritmo ‘Frank’: per il sindacato emargina i lavoratori che per motivi personali legati a diritti come la malattia e lo sciopero, non si rendono continuativamente disponibili al lavoro”. È quanto fa sapere, in una nota, la Cgil Nazionale.

Nel ricorso, promosso per la prima volta in Europa e che rappresenta la prima applicazione della legge n. 128/2019 sui riders, si legge: “la ‘cecità’ di Frank, rispetto alle possibili condizioni personali, produce effetti discriminatori in quanto penalizza il diritto di sciopero, la malattia e i lavoratori con esigenze di conciliazione vita/lavoro”. Infatti, spiega la Cgil, “l’algoritmo, nell’elaborare i ranking reputazionali dei ciclofattorini, che determinano di fatto le future opportunità di lavoro e le priorità di prenotazione per le consegne, emargina, fino ad estrometterli dal ciclo produttivo, coloro che non riescono a essere disponibili a loggarsi nelle aree di lavoro loro assegnate. Il rider – prosegue – che non si adegua alla logica dell’algoritmo viene gradualmente escluso dalle possibilità di impiego, arrivando in alcuni casi a essere deloggato dal sistema”.

“Con tale ricorso – dichiara la Cgil – chiediamo al Giudice, che ha già fissato l’udienza per il prossimo 2 gennaio, di riconoscere il diritto dei riders ad associarsi per svolgere attività sindacali attraverso forme di astensione collettiva, con pieno riconoscimento dei diritti di sciopero e di malattia, senza subire penalizzazioni nelle future occasioni di lavoro. Inoltre – conclude – chiediamo che, con i lavoratori e le organizzazioni sindacali, venga predisposto un piano per rimuovere tutti i fattori di discriminazione che caratterizzano l’algoritmo”.  Filcams -CGIL

 

 

Intervista al ministro della sanità

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“Speranza: più fondi a medici e farmacie, alleggerire i pronto soccorso

14 dicembre 2019.Intervista a Repubblica di Michele Bocci

“Un grande patto per rilanciare il Servizio sanitario nazionale. Dieci miliardi di euro che Roberto Speranza vuole investire da qui alla fine della legislatura (che lui auspica essere nel 2023) e dei quali discuterà con il governo. Intanto il ministro alla Salute ha appena trovato i soldi per acquistare strumenti diagnostici da mettere negli ambulatori dei medici del territorio e nelle farmacie. In questo modo, tra l’altro, verrà ridotta la pressione sui pronto soccorso degli ospedali, in difficoltà in questo periodo di freddo e influenza sempre più diffusa. Altro denaro arrivato in questi primi 100 giorni di incarico al ministero del coordinatore nazionale di Articolo Uno servirà per sbloccare le assunzioni e anche per regolarizzare 30 mila precari tra medici, infermieri e altro personale sanitario.

Ministro, si avvicina il periodo influenzale e i pronto soccorso saranno presi d’assalto. Come rispondete?

«L’ospedale è naturalmente il luogo che si fa carico dei problemi acuti. Stiamo facendo investimenti per migliorarne la qualità. Oggi, però, la sfida è quella di rafforzare il territorio per rispondere all’esplosione delle cronicità, figlia di una popolazione più anziana. I medici di medicina generale, i pediatri e le farmacie sono i punti di maggiore capillarità che abbiamo. In tutto gli studi sono 54 mila, le farmacie 19 mila, le parafarmacie 4 mila. La potenzialità è enorme, abbiamo almeno uno di questi presìdi in ogni strada di città, ma anche nei paesi di 2 mila abitanti. Lo Stato li deve valorizzare meglio».

In che modo? 

Rafforzeremo ambulatori e farmacie. Diamo 235 milioni agli studi medici per favorire attività diagnostica di primo livello e 50 milioni per estendere a tutta Italia la farmacia dei servizi, oggi in sperimentazione solo in alcune regioni.

Cosa avverrà praticamente?

Tenendo conto che spesso i medici condividono gli studi, daremo a ciascuna di queste strutture circa 8 mila euro per strumenti da mille duemila euro come ecografi, elettrocardiografi e spirometri per fare una prima valutazione diagnostica. Nelle farmacie si sperimenteranno forme di assistenza oltre alla distribuzione del farmaco. Penso a test basilari come la glicemia».

Che risultati si aspetta?

«Se diamo una risposta al cittadino, per di più vicino a casa sua, riduciamo la pressione sulle strutture come i pronto soccorso e gli ambulatori. Questo filtro può ridurre le richieste inappropriate. Non solo, lo Stato darà anche maggiore sicurezza alle persone: chi vive in zone isolate troverà un presidio sanitario più attrezzato dove affrontare rapidamente i problemi».

Proprio chi vive nei centri minori lamenta la chiusura di piccoli ospedali o sale parto. Come si rassicurano queste persone?

«La legge prevede la chiusura dei punti nascita da meno di 500 parti l’anno. C’è un comitato che valuta le eccezioni su base geografica e può dare deroghe. È chiaro che questo tema sviluppi tensione nei territori, che meritano ascolto, ma la nostra bussola non può che essere la sicurezza di mamma e bimbo. Sugli ospedali periferici, in questi anni la sanità ha subito troppi tagli e ne hanno fatto le spese anche strutture delle aree più disagiate, che comunque spesso vanno ripensate. Questi e altri problemi si risolvono solo in un modo».

Quale?

«Con un grande piano di finanziamento. Nella legge di bilancio abbiamo iniziato mettendo 2 miliardi in più nel fondo sanitario e stanziandone altrettanti per edilizia e tecnologie. Ora ci vuole una nuova stagione di investimenti: vogliamo salvaguardare l’impianto universalista dell’articolo 32 della Costituzione, come abbiamo già fatto abolendo il superticket. Al tavolo di rilancio del governo, a gennaio, proporrò 10 miliardi sulla sanità da qui al 2023. Cosi si può fare un nuovo grande patto-Paese per riformare il sistema che dovrà coinvolgere tutti i soggetti protagonisti della sanità».

Intanto, alcuni di questi soggetti, come i medici, affrontano gravi carenze di organico. Come affrontate il problema?

«Abbiamo alzato i tetti alla spesa sul personale. Ora le Regioni possono investire sui lavoratori fino al 15% della quota aggiuntiva del fondo. Da 2019 al 2020 passiamo dal 5% su 1 miliardo al 15% su 2. Ci saranno nuovi concorsi, intanto autorizziamo lo scorrimento delle graduatorie degli idonei per immettere subito medici, infermieri e altro personale in corsia. Infine è stato appena approvato un emendamento che allarga i termini della legge Madia, solo per la sanità, fino al 31 dicembre 2019. Così 34 mila lavoratori passeranno a tempo indeterminato. Una cosa bellissima per la vita di queste persone e anche per il Servizio sanitario nazionale, che si rafforza».”