2 Agosto a Bologna

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Comunicato dell’ANPI di Niguarda:

“LE CARTE RITROVATE.

Nel corso dello scorso mese di maggio la procura generale di Bologna ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per i MANDANTI e loro complici della strage fascista alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Gli esecutori materiali erano già stati individuati nei terroristi dei NAR Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e l’ultimo in ordine di tempo ad essere individuato (gennaio scorso) Gilberto Cavallini.

Le nuove indagini sono riuscite a risalite ai movimenti di denaro e parliamo di diversi milioni di dollari, versati dagli esponenti della P2 Licio Gelli e Umberto Ortolani a esponenti neofascisti e a complici negli apparati dello stato incaricati dei depistaggi, tra i quali Federico Umberto D’Amato già responsabile dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni sciolto nei mesi successivi alla strage di Brescia del 28 maggio 1974.

Soldi sottratti alle casse del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi poi ucciso a Londra e appeso sotto il ponte dei Frati neri.

Le indagini hanno altresì illuminato il ruolo del criminale fascista Paolo Bellini , l’assassino di Alceste Campanile il militante di Lotta Continua di Reggio Emilia, divenuto negli anni seguenti un killer al soldo di mafiosi e n’dranghetisti.

VI RACCONTA QUESTA STORIA SAVERIO FERRARI, dell’Osservatorio sulle Nuove Destre. Lo potete ascoltare sul canale youtube dell’ANPI Provinciale di Milano a questo link su you tube :

https://youtu.be/b3jHMll4quI

oppure il 31 luglio ore 21 sulla pagina facebook Anpi Niguarda e su altre 12 pagine

Angelo Longhi  sezione ANPI Niguarda
per info anpiniguarda@gmail.com

No alla vasca di laminazione nel Parco Nord

10507093_756971387710914_6927545578943676785_oEcco il comunicato stampa dell’Associazione Amici del Parco Nord:

“ALBERI IN PERICOLO – TUTELA IL PARCO NORD – PROTEGGI LA TUA SALUTE”

Qualche giorno fa hanno cominciato a recintare l’area boschiva del Parco Nord tra Bruzzano,Niguarda e Bresso dove sorgerà il cantiere della vasca di laminazione per contenere le esondazioni del torrente Seveso.
Da molti anni cittadine e cittadini, comitati e associazioni denunciano come le vasche di laminazione non siano la soluzione adeguata e propongono concrete e praticabili alternative che comprendono: chiusura degli oltre 1400 scarichi abusivi e pulizia delle acque con conseguente potenziamento del canale scolmatore verso il Ticino, deimpermeabilizzazione delle sponde del torrente e utilizzo di aree golenali per lo scarico di acque in eccesso. Con i cambiamenti climatici i fenomeni metereologici si fanno sempre più intensi e, proprio per questo motivo, serve una netta inversione di tendenza delle politiche ambientali condotte fino ad ora.

Bisogna aumentare il numero di piante ad alto fusto e ridurre le superfici cementificate; per tale ragione non possiamo tollerare il disboscamento di 4 ettari di Parco Nord per far spazio a un progetto obsoleto e molto costoso. Vogliamo tutelare l’ambiente, contribuire a mitigare il cambiamento climatico e tutelare la salute dei cittadini messa a repentaglio dalla qualità delle acque di uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Europa.

Per la difesa del suolo e del Parco ti aspettiamo GIOVEDì 30 luglio dalle 18,00 all’incrocio tra via Ornato, via Aldo Moro e via Del Regno Italico con cartelli e manifesti per una protesta determinata e colorata, successivamente ci sposteremo verso l’interno,verso la passerella sul Seveso”

Convergenza rossoverde, nasce una rete ecosolidale

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Progressisti&ambientalisti. Assemblea virtuale di una sinistra “fuori dai luoghi comuni”, a ottobre lancio in presenza. Un lavoro carsico andato avanti nei mesi della pandemia, venerdì il primo debutto. (Articolo di Daniela Preziosi, il Manifesto del 21 luglio 2020)

Nei mesi dell’emergenza della pandemia è stato un movimento carsico di riunioni, confronti. Anche un accenno di organizzazione affiorata in alcune occasioni significative: le ultime sono i voti parlamentari sulle missioni libiche. Prima, ad aprile, c’era stato un appello al governo su «Tre priorità per uscire dalla crisi» con un lungo elenco di firmatari. Ma risalendo all’indietro nel tempo, i segnali della rete che venerdì 24 si presenterà a tutti e tutte in un’assemblea online (dalle 13) dal sito del quotidiano il manifesto, quello di RadioRadicale e quello del settimanale Left – ispirato alle teorie dello scomparso psichiatra Fagioli – risalgono all’era ante Covid, precisamente all’indomani delle elezioni regionali di fine gennaio.

IL NOME ANCORA NON C’È. La ‘cosa’ invece ormai sì: è una rete «tra ecologisti e progressisti, sindaci e movimenti civici, associazioni e imprenditori innovativi». «Innovazione», lo diciamo subito, è sottolineata e considerata una parola chiave. Una parola che vuole mettere al riparo questa “confluenza” o “convergenza” – termini mutuati dalle migliori esperienze civiche spagnole – dalla ripetizione rituale delle tante ripartenze della sinistra più o meno radicale italiana. Più o meno andate a vuoto.

STAVOLTA INVECE C’È – viene assicurato – un forte innesto di culture diverse. Lo si vedrà dai nomi in collegamento. I promotori sono molti, provengono da un’area trasversale che va dalla sinistra alle realtà civiche ed ecologiste, fino a ex 5 stelle ma anche 5s in servizio. Con loro da mesi lavorano in stretta connessione i progressisti di Massimo Zedda, ex sindaco di Cagliari ed ora capo dell’opposizione alla regione Sardegna, la lista Milano Progressista, il movimento Liberare Roma guidato dal minisindaco Amedeo Ciaccheri. Tra gli interlocutori ci sono anche i sindaci di Milano e Napoli Sala e De Magistris, la vicepresidente dell’Emilia Romagna Elly Schlein.

IN COMUNE FRA TUTTI E TUTTE c’è il lavoro quotidiano su tre direttrici: l’ecologia, ormai intesa come – dice la convocazione dell’assemblea – «una visione di politica economica, di transizione industriale e di ricostruzione del mondo del lavoro»; i diritti di tutti e tutte ovvero i valori della sinistra e del progressismo (la loro declinazione concreta è uno dei principali temi di dibattito); l’innovazione, sociale e tecnologica che sta «reinventando sia modalità di partecipazione sia modelli di produzione e consumo» e costituisce «la base di una nuova società e di una nuova economia».

L’AREA È SCHIERATA FIANCO del governo giallorosso – in alcuni casi persino dentro l’esecutivo – ma vuole «qualificarne» l’azione in senso ecologista e progressista. L’assemblea online, che si intitola «Il futuro insieme, per una rinascita ecosolidale dell’Italia», è il primo step. Un secondo appuntamento ad ottobre, dopo le regionali – si spera “in presenza”- segnerà un nuovo passo anche organizzativo. Da scegliere: c’è chi preme per un soggetto autonomo, chi per la confluenza in una piattaforma di azione comune. C’è anche chi non c’è: nella lista Leu la componente di Art.1 è ormai impegnata in dialogo sempre più stretto con il Pd.

VENERDÌ I DIVERSI TEMI saranno affrontati prima in singoli tavoli virtuali poi in versione plenaria. Di migranti parleranno fra gli altri Erasmo Palazzotto, deputato di Leu-Si e presidente della Commissione Regeni, Pierfrancesco Majorino, europarlamentare Pd, Cecilia Strada di Mediterranea. Di conversione ecologica l’ex portavoce dei Verdi Grazia Francescato, Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, Sara dei Friday for Future, l’imprenditore Matteo Fago, editore di Left, l’ambientalista Stefano Mancuso. Di lavoro: l’ex ministro Enrico Giovannini, oggi portavoce dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, Michele De Palma, segretario Fiom, il sociologo Domenico De Masi, Andrea Morniroli del Forum Diseguaglianze e Diversità, Simona Maggiorelli, direttrice Left, il consigliere regionale del Lazio Paolo Ciani, dell’associazione Demos. Si parlerà di città con il senatore Sandro Ruotolo, l’assessore milanese Paolo Limonta, Valerio Tramutoli di Basilicata Possibile, Ciaccheri di Liberare Roma, Emily Clancy della Coalizione Civica Bologna, Carmine Piscopo di Dema e Marta Nalin della Coalizione Civica Padova. Alla plenaria finale parteciperanno fra gli altri il portavoce di Si Nicola Fratoianni, Massimiliano Smeriglio, europarlamentare indipendente nelle liste Pd, Zedda, l’ex ministro Fioramonti, il sottosegretario De Cristofaro, i parlamentari De Petris, La Forgia, Cecconi, Lattanzio, Nugnes, Fattori, gli amministratori Ciaccheri, Anita Pirovano, Alessio Pascucci, Damiano Coletta, Lorenzo Falchi, Nicola Fiorita, Jessica Allegni, Serena Spinelli, e ancora Elisabetta Piccolotti, Marilena Grassadonia e la scrittrice Igiaba Scego.

A proposito di sanità pubblica

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Il Coronavirus non è ancora sconfitto ma è sotto controllo, così afferma il Ministro della Sanità Roberto Speranza.

La sanità pubblica va ripensata e cambiata, a parere di molti.

Questo libro di Vittorio Agnoletto è un’aiuto prezioso per quanti stanno ragionando sul futuro della sanità, anche territoriale.

Non si tratta di aggiustare gli errori della sanità forza-leghista ma di cambiare decisamente il modello.

Il tempo di un fatto nuovo è ora

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Qualche settimana fa è stato il ministro della salute Roberto Speranza a riaffermare che sembrava paradossale l’immobilismo dei partiti politici a fronte del grande cambiamento sociale in atto, causa emergenza sanitaria e sociale. Non mi sembra che ci sia stata alcuna reazione, neppure a sinistra. Ma, dentro il gruppo di Art.1 il dibattito sembra continuare.  In realtà c’era stato già il documento approvato il 23 maggio scorso dalla Direzione nazionale di Articolo Uno con alcune importanti affermazioni, che potevano finalmente riaprire una discussione sul futuro della sinistra in Italia e, soprattutto, spingere a riflettere sul che fare, per consentire di uscire da una sterilità oramai sconfortante.

A.Floridia in suo articolo del 7 Luglio 2020 (Il tempo di provarci è ora. Lettera aperta ai compagni di Articolo Uno) torna a ragionarci:

 Il passaggio-chiave -di quel documento-è quello conclusivo: “È il momento di dare il via a un percorso democratico, ampio e partecipato di riunificazione plurale di questa ricca ed eterogenea area politica e culturale. Il tempo di un fatto nuovo è ora”. L’area politica e culturale cui ci si rivolge è quella composta dal “Partito democratico”, e da “tutte le forze che a sinistra e nell’ambientalismo condividono l’ambizione di governare questa straordinaria fase di cambiamento”, e da “larghi strati dell’associazionismo laico e cattolico, del civismo e della cultura che si sono mobilitati in questi anni per la giustizia e per i diritti”.

È giusto, il momento è questo; ma ci sono ancora molte cose da chiarire: la prima è relativa al ruolo del Partito democratico. Rivolgersi anche al Pd, in questo contesto, conferisce al documento un alone di ambiguità che occorre dissolvere; la seconda, riguarda le modalità di questo “percorso democratico” di “riunificazione plurale”.

Per concludere:

Vi è tuttavia, un elemento più schiettamente politico che è impossibile sottacere. Per essere chiari: da questo processo di “riunificazione” si auto-escludono tutti coloro che pensano non abbia senso – per questa fase e forse per una lunga fase storica – porsi il problema della creazione di uno schieramento largo di sinistra e centrosinistra in grado di proporsi come forza di governo. Chi ritiene che il Pd non possa essere un interlocutore, sempre e comunque, si muove evidentemente su un altro piano. Il dialogo con il Pd è necessario, ma si pone in questo quadro: ed è legato ai rapporti di forza che si potranno creare, e agli sviluppi interni di quel partito, ma su basi di reciproca autonomia. Autonomia tanto più necessaria, se poi – come è sperabile – si andrà verso un sistema elettorale proporzionale (con una soglia ragionevole, cioè più bassa di quella attualmente prevista): un sistema di voto in cui ciò che conta è la capacità di offrire un profilo originale, di articolare e costruire un’offerta di rappresentanza politica capace di “parlare” a specifici segmenti della società italiana.

Si dovrebbe finalmente provare a discutere concretamente su come uscire dalla condizione di impotenza e di frustrazione che domina oggi nei sentimenti di molta gente di sinistra; ma, per poter smuovere le cose, occorre che questo processo di “riunificazione plurale” sia finalmente incardinato su una base certa: occorrono regole chiare e procedure condivise, sulla base dei quali dare corpo e gambe ad un processo di ricostruzione.

In che modo? Da una parte, occorre individuare regole inclusive, trasparenti, che possano garantire tutti; dall’altra, tutti devono rimettersi in gioco: non ci può essere un “retro-pensiero” secondo il quale il percorso di un “nuovo partito” va bene, ma purché se ne possa, a priori, controllare gli esiti. Liberi tutti, poi, naturalmente, di aderire al partito che si costituirà: ma oggi la priorità politica è quella di provarci seriamente a farlo, questo nuovo partito. Coloro che sono convinti della necessità e possibilità di un nuovo partito, devono assumersi la responsabilità di proporre – in tempi certi – un vero e proprio percorso congressuale, semplice e comprensibile. Non è questa la sede per proporre in dettaglio le regole e le tappe di questo “percorso democratico, ampio e partecipato di riunificazione plurale”, come lo ha definito il documento della Direzione di Articolo Uno. Ma è il momento di tirar fuori idee concrete su come strutturarlo e come avviarlo. E di assumere decisioni conseguenti. “Il tempo di un fatto nuovo è ora”, appunto.

Un altro intervento interessante è quello dei romani Giorgio Picarreta e Alfredo Morganti dell’8 luglio (Sinistra, cogli l’occasione. Non è più il tempo delle mezze misure) che concludono:

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I manifesti politici di Sergio Risso

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Il concittadino Sergio Risso ha pubblicato, per la casa editrice romana “WriteUp Site”, un bel libro dal titolo “Sui muri. Manifesti della contestazione 1969-1979 (344 pagg., €45.00). Un volume elegante, ben stampato e rilegato, dalla copertina morbida. Sono qui riprodotti una raccolta di circa 400 manifesti politici della contestazione che sono una piccola parte di oltre tredicimila manifesti che Risso ha raccolto a partire dal 1968.

Il libro si apre con una citazione dell’ indimenticato Primo Moroni ed è suddiviso in dodici sezioni: Vietnam, Internazionalismo, 25 Aprile, Potere Operaio-Lotta continua, Avanguardia Operaia-Operaismo, Movimento Studentesco, Gruppi-Stampa, Repressione, Cultura, Movimento donne, Anarchici, Cile.

Inoltre, per chi lo volesse, è lo steso Risso che mette a disposizione la sua raccolta completa dei manifesti che è consultabile, previo appuntamento alla sua mail: sergio.risso@virgilio.it

Questo libro testimonia come il manifesto politico, affisso sui muri, abbia avuto per lungo tempo una forte funzione comunicativa ed emotiva. ” Era un periodo in cui i mezzi di comunicazione erano disponibili a più ampi strati di popolazione. Con la macchina fotografica, il super 8, il ciclostile si potevano comunicare nuovi contenuti, esprimere disagi ignorati o snobbati dai piani alti della cultura ufficiale, si potevano denunciare senza mediazioni le ingiustizie e le diseguaglianze di classe, esigere la legittimazione di nuovi bisogni, mettere a punto progetti, aggregare stimolando condivisione e solidarietà, difficili da trovare con i mezzi controllati dai poteri costituiti” (dalla introduzione di G.Paolin: Manifesti del ‘68 e dintorni).

Certo il loro significato di testimonianza di una passione politica è mutato col cambiare del contesto sociale ma, sfogliando il volume, si conferma immutato il valore di documento storico e, in alcuni casi, la valenza espressiva che ha un suo posto nella storia della grafica italiana. Non è un caso che vi compaiono lavori di grafici importanti come Buonfino, Dolcini, Italiani, Prati, Steiner, Veronesi, Gal e anche di artisti come Calabria, Guttuso, Tedeschi, Vedova, Carlo Ippolito, Chiappori, Crepax, Fo, Baj, Baratella, Rubino, Echaurren.

Alcuni di questi manifesti li ho avuti per le mani anch’io e, come molti della mia generazione, li ho affissi nottetempo convinto della forza del messaggio politico immediato che avrebbero sprigionato. Non immaginavo che nella stessa notte c’era una persona che ne aveva capito anche il valore storico profondo e si preoccupava di “salvarli”, raccoglierli e catalogarli per la memoria di altre generazioni. Perché altri occhi li potessero vedere e potessero ricostruire il contesto sociale che ben raccontano. Questo libro parla di noi, non di altro. E’ un grande lavoro da valorizzare, anche a livello locale.