Il cattivo esempio di Padoan

Articolo di A.Scotto Pubblicato su Globalist.it del 16 ottobre 2020

Il moralismo non c’entra niente.

C’entra invece un’idea delle istituzioni, del rispetto del mandato popolare, della separazione tra politica e finanza.

Che il Professor Padoan sia un economista stimato – questo non significa automaticamente che sia stato un buon Ministro dell’Economia – non giustifica la scelta di saltare dalla Camera dei Deputati alla Presidenza di Unicredit senza soluzione di continuità. Un fatto inedito e singolare.

Che fa strame di qualsiasi retorica sul conflitto d’interesse che nel corso degli ultimi anni anche il centrosinistra ha agitato contro i suoi avversari politici.

Se hai guidato per quattro anni il dicastero più importante del Governo e poi sei stato alla Camera dei Deputati in Commissione Bilancio non puoi andare a presiedere una grande Banca.

È un mestiere diverso rispetto alla politica che deve stare sempre sopra agli interessi rappresentati dai privati.

Soprattutto da parte di chi per anni ha impartito lezioncine alla sinistra sulla necessità di diventare liberale: nessun manuale di politica economica sostiene che liberalismo e conflitto di interesse dovrebbero avere rapporti di parentela.

Ma tant’è. Chi si è innamorato del rottamatore come l’ex ministro Padoan evidentemente non ha mai immaginato che questa pratica – che continuo a considerare inaccettabile – possa essere applicata su di sé.

Esporre il proprio schieramento a una polemica scomposta come quella avanzata dalla destra in queste ore sulla commistione tra schieramento progressista e istituti di risparmio è da irresponsabili. Significa lavorare né più né meno per il re di Prussia.

Per anni l’accusa ingenerosa di apparire come una succursale della élite finanziaria del paese ha menomato la capacità di espansione della sinistra nel nostro paese.

L’ha separata dai ceti popolari, l’ha confinata nell’idea di essere la protettrice di interessi avulsi dalla maggioranza della popolazione, l’ha ridotta a una variante del vincolo esterno. Lontani e antipatici.

Soprattutto si è indugiato nella predica paternalistica nei confronti dei cittadini a cui è stato chiesto ripetutamente di fare sacrifici. Perché avevano vissuto al di sopra delle loro possibilità.

Siccome il qualunquismo mi fa schifo, temo che i maggiori propulsori di questa antica malattia italiana siano quegli esponenti dell’establishment che la mattina organizzano convegni sul populismo senza accorgersi di esserne i principali sponsor.

Mi auguro che ci sia una presa di distanza da questa scelta di Padoan, a partire dalla parte politica in cui lui milita. E che si chieda scusa agli elettori del suo collegio.

Che credevano di votare un deputato e invece si sono ritrovati un banchiere. Perché questo episodio ci delinea la difficoltà a ricomporre una frattura che è profonda. Che non si risolve solo con il buon governo. Ma con gli esempi.

E quello di Padoan è un cattivo esempio.”

A Sesto mobilitazione per la salute pubblica. E noi?

A Sesto San Giovanni è in corso una raccolta di firme promosso da Rete Salute e Sanità Pubblica. Ecco i documenti di questa iniziativa che potrebbe essere uno stimolo anche per le forze politiche padernesi.

“Abbiamo deciso di raccogliere le firme su delle richieste molto concrete da rivolgere alle Direzioni della ATS e della ASST. Ti inviamo il modulo con la raccolta firme e un volantino. Se condividi la necessità e l’urgenza di migliorare il sistema sanitario pubblico puoi raccogliere le firme intorno a te, in casa, nel palazzo, tra gli amici.

Poi puoi restituirci le firme raccolte in questi modi:

La consegna delle firme potrà essere fatta direttamente alla Rete Salute Sanità Pubblica il mercoledì 28 ottobre dalle ore 18,00 alle ore 19,00 in via Marx 495 (di fianco alla farmacia), spedendolo come allegato a una email da inviare a: retesalutesanità pubblica@gmail.

I sindacati lombardi per una salute territoriale

Interessante comunicato stampa dei sindaci dei pensionali lombardi, dopo l’audizione presso Regione Lombardia. Non si parla espressamente di Casa della Salute ma i contenuti sono gli stessi. Forse è il caso di riprendere questo argomento in vista del progetto sul Palazzo Sanità:la nostra Casa della Salute territoriale. Leggere e riflettere!

Milano, 30 settembre 2020 COMUNICATO AUDIZIONE SPI – FNP – UILP DAVANTI AL GRUPPO DEI SAGGI SULLA REVISIONE DELLA L.23 / 2015

Il 28 settembre 2020 i sindacati dei pensionati lombardi sono stati convocati in audizione presso Regione Lombardia davanti al “Gruppo dei Saggi”, presieduto dal Dott. Cajazzo, sulla valutazione della l.23/2015 (legge di riforma del Servizio Sanitario Regionale). È risaputo che il percorso che ha preceduto l’emanazione della legge, ha avuto diversi momenti di coinvolgimento del sindacato dei pensionati, insieme alle Confederazioni e ai sindacati della Funzione Pubblica, sfociati in importanti accordi, in particolare quello del settembre 2014 nel quale si sancivano alcuni punti importanti che avrebbero dovuto costituire l’ossatura portante del Sistema Sanitario Regionale e che sono tutt’ora di grande attualità. Durante l’audizione abbiamo evidenziato le criticità che riguardano principalmente i bisogni assistenziali della popolazione anziana e abbiamo chiesto espressamente di mettere al centro del Sistema sanitario il paziente e la sua presa in carico, passando dalle enunciazioni alle azioni concrete.

In particolare abbiamo sottolineato i seguenti aspetti:

– Necessità di realizzare una rete territoriale per le cure primarie partendo innanzitutto dalla creazione di un Polo Territoriale, distinto dal Polo ospedaliero, dotato di una governance separata e con autonomia di budget di spesa

– Nel territorio è necessario individuare dei luoghi fisici in cui devono trovare sede, tra le altre cose, la medicina preventiva, l’igiene pubblica e la presa in carico dei pazienti cronici (che per l’85% sono anziani). Al riguardo è per noi necessario un rapporto più stretto tra Medici di medicina generale e specialisti ambulatoriali, al fine anche di garantire la continuità assistenziale ospedale / territorio.

– L’integrazione sanitaria e socio-sanitaria, che rappresentava uno dei capisaldi della riforma (da attuare anche attraverso l’istituzione di un unico Assessorato Welfare in alternativa agli allora due assessorati ora addirittura diventati tre) non si è sostanzialmente realizzata. Abbiamo sottolineato l’assoluta necessità di procedere destinando le necessarie risorse e coinvolgendo maggiormente i Comuni e le istituzioni.

– Non autosufficienza: abbiamo sollecitato la necessità di aprire con Regione Lombardia un tavolo sulla non autosufficienza che porti ad una offerta di servizi in grado di dare risposta ai diversi bisogni dellepersone anziane, rafforzando l’ADI (Assistenza Domiciliare), ma anche creando una città “a misura di anziano” attraverso un diverso approccio delle politiche abitative e della mobilità. Sulle RSA in particolare abbiamo sollevato il tema dell’adeguamento delle rette, della revisione dei minutaggi di assistenza sanitaria e dei criteri di accreditamento degli enti gestori che garantiscano maggiore trasparenza e possibilità di controllo.

– Rapporto pubblico / privato: è necessario passare dall’attuale regime di concorrenza a quello della sussidiarietà, con controllo e indirizzo dell’offerta sanitaria da parte della Regione.

– Infine abbiamo sostenuto la necessità di ripristinare il servizio di “medicina scolastica” in piena integrazione con i servizi territoriali, anche su base locale che comprenda più istituti scolastici dello stesso territorio, per diventare un valido concreto raccordo tra sanità, famiglie, studenti, giovani e l’intera comunità.

Nell’occasione è stato nuovamente sollevato il tema delle liste d’attesa, sulla cui gestione bisogna intervenire con urgenza per consentire un tempestivo accesso a diagnostica e terapia da parte dei pazienti, tra i quali le persone anziane e fragili subiscono le maggiori criticità. “

“Nuova fase per i progressisti”

Di seguito l’opinione di Giampaolo Pietra , Art.1 di Sesto San Giovanni (29 settembre 2020) .

Italia, il sistema tiene. Ora una nuova fase per i progressisti

I risultati delle elezioni regionali, la partecipazione tutto sommato di questi tempi significativa al voto referendario, le mobilitazioni per la scuola nel momento impegnativo e delicato della riapertura, l’impegno che tutte le sue componenti stanno mettendo in questa difficile fase, il ritorno in piazza dei ragazzi del Friday for Future, le sacrosante richieste sindacali di rinnovo dei contratti che trovano sponda nel governo, la capacità di questo Paese, nella congiuntura drammatica della pandemia di dimostrare di essere altro dai luoghi comuni di gente tutta pizza, mandolino e coppola, l’attenzione che alcune grandi città stanno sviluppando per una diversa e nuova mobilità rendono un’immagine nuova e diversa dell’Italia e fanno emergere l’esigenza di mettere insieme le tessere di un puzzle virtuoso che certamente fatica ad emergere, che ancora è incompleto, ma che esiste ed è vivo, soprattutto nella quotidianità di questa terra troppo spesso prigioniera della retorica negativa su se stessa che oggi sembra dimostrare quanto buone pratiche siano possibili anche qui.

Chiaramente ci sono anche aspetti che non hanno nulla di positivo, Regioni, poche per fortuna, che non hanno voluto e non sono state in grado di rispondere con il rigore e la serietà dovuta all’emergenza che si sta attraversando, ma nell’insieme il sistema Paese sta tendendo, certo con le unghie e con i denti, ma sta tenendo e tanti comunque sono i nodi ancora da sciogliere primo tra tutti il nodo del lavoro e del superamento della profonda crisi che la pandemia ci ha portato.

Di fronte ad uno scenario grave e complesso e di fronte alla dimostrata capacità degli italiani di affrontare una crisi inedita e spaventosa per le conseguenze che può avere, appare sempre più necessario che la politica e le forze sociali siano in grado di intercettare i reali bisogni, di elaborare le risposte necessarie e di esercitare un ruolo di spinta e di regia.

Il Governo, sostenuto dall’unica coalizione possibile per respingere l’attacco delle destre, deve non solo continuare nel ruolo di corretta direzione contro il virus, ma decisamente entrare in una nuova fase costruttiva di vera e propria ricostruzione abbandonando dispute ideologiche sui fondi europei che invece debbono essere, tutti, utilizzati per lo sviluppo e per la messa in sicurezza del Paese.

Anche se nelle elezioni regionali la coalizione di Governo non si è presentata unita, l’elettorato ha compreso che non sono possibili oggi altre strade e la quasi festeggiata in anticipo vittoria delle destre per 7 a 0 si è trasformata in 3 a 4 che la dice lunga sulla richiesta da parte del Paese di continuità e sviluppo di una politica che non sia basata sull’eterna campagna elettorale, bensì sulla ricerca delle migliori soluzioni possibili.

In questo quadro la necessità del rafforzamento e del consolidamento di un vasto fronte progressista è più che mai all’ordine del giorno per affrontare i temi che si hanno di fronte e questo è auspicabile passi attraverso un ripensamento e un ridisegno delle forze che si rifanno ai temi del lavoro, delle politiche ambientali, della necessaria rappresentanza, dei diritti civili.

All’interno di questo schieramento la presenza di un pensiero ecosocialista, radicalmente riformatore deve avere un ruolo centrale di stimolo e di elaborazione; oggi la questione non è se restare fuori o rientrare in un partito, oggi la questione è lavorare per sviluppare questa coscienza nel campo progressista e in generale nel Paese.”

Un Papa scatenato…

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 25-09-2015 New York (Stati Uniti) Esteri Papa Francesco apre la 70ma Assemblea Generale dell’Onu Nella foto Papa Francesco durante il suo intervento Photo Roberto Monaldo / LaPresse 25-09-2015 New York (United States) Pope Francis at the opening session of the 70th UN General Assembly In the photo Pope Francis during the speech

Segnalo l’articolo di Jacopo Fo, dalla testata giornalistica People for Planet del 28 settembre, per la sua efficacia comunicativa che ben sottolinea il senso profondo di alcuni messaggi del Papa poco “notati” dalla stampa ufficiale. Vale la pena leggerlo. Eccolo:

” Papa Francesco scatenato: condonare il debito dei Paesi poveri e chiudere i paradisi fiscali.Un discorso pazzesco pronunciato all’assemblea dell’Onu!

Un appello alla solidarietà umana ma anche un manifesto strategico su guerre, salute, lavoro e giustizia sociale. Grazie Papa! E sono particolarmente contento che il Papa stia dando visibilità alla battaglia che da decenni si sta conducendo contro i paradisi fiscali,strumento fondamentale in mano a evasori fiscali, politici corrotti, dittatori e mafie mondiali. Una battaglia che ha portato a grandi risultati, oggi ad esempio la maggioranza dei paradisi fiscali si sono impegnati a fornire i dati dei conti correnti di cittadini italiani (su richiesta); ma c’è ancora molto da fare per decapitare questo sistema di sostegno ai furbi e ai criminali.

Chi se la piglia con i migranti non si rende conto o non vuole rendersi conto che l’Italia perde ogni anno più di 100 miliardi tra evasione e elusione fiscale (i grandi gruppi multinazionali fanno i soldi in Italia e poi pagano tasse ridicole!). Prendersela con i migranti è facile…Da anni aspettiamo che l’Italia faccia una battaglia vera e dura anche contro i paradisi fiscali interni all’Unione Europea… Ma è mai possibile? Facciamo l’unione con chi guadagna aiutando chi non rispetta le nostre leggi! Che cavolo di unione è?!?Una follia!!!

Ecco un breve stralcio dal discorso del Papa:
“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”

Chi volesse leggerlo per esteso può farlo al seguente indirizzo: https://www.peopleforplanet.it/papa-francesco-scatenato-condonare-il-debito-dei-paesi-poveri-e-chiudere-i-paradisi-fiscali/

Firmato il contratto della Sanità privata

” I 100000 dipendenti della sanità privata aspettavano da 14 anni la firma per il rinnovo del contratto di lavoro.

Questa firma è arrivata e ha sancito l’obiettivo storico di questi lavoratori: avere gli stessi diritti e lo stesso salario dei dipendenti della sanità pubblica.
Le resistenze dei datori di lavoro sono cadute di fronte alle lotte unitarie dei sindacati e al nuovo ruolo sociale assunto da tutto il personale sanitario in questi mesi di emergenza Covid.
Un ruolo decisivo è stato svolto dal Ministro Roberto Speranza, segretario nazionale di Articolo Uno, che ha lavorato per giungere a questo risultato così importante.
Lotta unitaria, rivalutazione sociale del lavoro e una politica seria e paziente sono i tre elementi di questa vicenda.
Tre elementi fondamentali per per ricomporre una grande forza del lavoro e governare il Paese nel segno dell’ equità sociale.”

(Latino: 26 settembre 20220)

Addio a Rossana Rossanda

Riprendo da Huffington Post di oggi:

“È morta nella notte a Roma la nostra Rossana Rossanda. Aveva 96 anni”.
Lo fa sapere Il Manifesto, che aggiunge: “Ricorderemo la nostra fondatrice sul giornale in edicola martedì”.

Nata a Pola il 23 aprile 1924, fra il 1937 e il 1940 Rossana Rossanda frequentò il liceo classico Alessandro Manzoni di Milano e anticipò di un anno l’esame di maturità. All’Università Statale di Milano fu allieva del filosofo Antonio Banfi; giovanissima partecipò alla Resistenza e nel 1946 si iscrisse al Pci nel 1946. Nel 1958 entrò nel comitato centrale del Pci e grazie anche alla sua vasta cultura venne nominata dal segretario Palmiro Togliatti responsabile della sezione di politica culturale del Pci, che diresse dal 1963 al 1966.

Deputata alla Camera (1963-68), partecipò nel 1969 alla fondazione del mensile Il Manifesto con Luigi Pintor, Valentino Parlato, Lucio Magri, Aldo Natoli, Luciana Castellina, Massimo Caprara. Accusata di frazionismo, fu radiata dal Pci. Contribuì quindi alla costituzione del movimento politico del Manifesto militando poi nel Partito di unità proletaria per il comunismo (Pdup, 1976-79), di cui fu cofondatrice.

Tra i fondatori del quotidiano Il Manifesto nel 1971, che ha lasciato nel 2012 per discrepanze con l’allora nuova direzione, ne è stata più volte direttrice e, comunque, una delle figure più autorevoli e rappresentative.

Presso Einaudi di recente ha pubblicato l’autobiografico “La ragazza del secolo scorso” (2005), “Un viaggio inutile” (2008) e “Quando si pensava in grande” (2013). Il suo ultimo libro è “Questo corpo che mi abita” (Bollati Boringhieri, 2018).

Tra i suoi libri “L’anno degli studenti” (De Donato, 1968); “Le altre. Conversazioni sulle parole della politica” (Feltrinelli, 1979); con Pietro Ingrao e altri, “Appuntamenti di fine secolo” (manifestolibri, Roma 1995); con Filippo Gentiloni, “La vita breve” (Pratiche, 1996); con Carla Mosca, il libro-intervista all’ex terrorista Mario Moretti, “Brigate Rosse. Una storia italiana” (Anabasi, 1994).

Perchè voto NO

Di seguito la dichiarazione di voto di Marco Coloretti:

“Al referendum del 20 – 21 settembre sul taglio del numero dei parlamentari il mio voto sarà No.

Condivido in pieno il giudizio espresso dalla lista di “Sinistra per Paderno Dugnano” sul fatto che questa prova elettorale non risponde certo né alle principali esigenze di cui ha bisogno il Paese in questa fase complicata che riguarda la salute e l’occupazione dei cittadini italiani, né risponde al bisogno di una riorganizzazione del nostro sistema democratico.

Condivido l’assunto che la qualità della democrazia nel nostro Paese non dipenda dal numero dei parlamentari e che un risparmio sui costi della politica si poteva raggiungere comunque con un taglio a tutti gli emolumenti, oltre a quelli di deputati e senatori.

Quello che mi ha convinto a votare No non è però una ragione di conservazione del sistema, anzi.

Comunque vada il referendum, ci sarà necessità di mettere mano sia alla legge elettorale per la rappresentanza parlamentare sia per la riorganizzazione del funzionamento di Camera e Senato.

In entrambi i casi, passare ad un taglio dei parlamentari ora è una fuga in avanti rispetto a ciò di cui ci sarebbe bisogno per una rivitalizzazione della nostra democrazia.

Per prima cosa, occorre recuperare un rapporto più stringente tra eletti ed elettori, mentre il semplice taglio numerico allontana questa prospettiva.

Di più: con meno eletti, cresce in maniera più rilevante la scelta delle “segreterie” di partito, cioè la possibilità della nomina nelle liste di candidati affini alla “direzione interna” piuttosto che alle istanze che possono manifestarsi nelle città, nei luoghi di lavoro, nelle aggregazioni sociali.

Considerato che questo è già un problema oggi, e considerato che i partiti oggi sono sempre più emanazione di “un uomo solo al comando” (tranne qualche eccezione, ma non impermeabile al rischio), avere un parlamento di sempre più nominati allontana il consenso dei cittadini al di là dell’appartenenza politica, con il relativo indebolimento del sistema democratico.

Se ci mettiamo anche una legge elettorale in vigore che distribuisce premi di “maggioranza” che hanno già evidenziato parecchi limiti – non garantiscono la tenuta governativa, non garantiscono una simmetrica maggioranza politica nelle due Camere – la prospettiva che si apre complica la questione.

Il “semplice” taglio avrà come effetto l’uscita dal parlamento non tanto di qualche “cespuglio” politico artefatto (che si può tranquillamente ricreare a voto avvenuto con l’uscita dei parlamentari dai vari schieramenti), ma di qualche milione di voti che non si vedranno rappresentati in alcun modo.

Su questo occorre riflettere in un momento in cui pare trionfare l’antipolitica a braccetto di un sentimento fortemente populista. Credo che tutti noi vorremmo un efficace sistema democratico all’altezza anche dei tempi, con un funzionamento efficiente delle istituzioni.

Ma credo che per raggiungere l’obiettivo, occorrerebbe prima avere un’idea precisa dell’impianto istituzionale (magari con una camera sola per ridare davvero centralità al Parlamento e a quel punto anche con un numero di parlamentari che si riduce senza bisogno di “tagli” improvvisati) e coniugarlo con un sistema di rappresentanza diffuso (Regioni, Città metropolitane e Comuni) più ordinato nei numeri e nelle competenze.

Perché non resti solo una questione di “ingegneria istituzionale”, occorrerebbe altresì che la discussione passasse davvero attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, non solo per dire si o no, ma per rivitalizzare insieme istituzioni e strumenti di rappresentanza.

Per questo rispondo No a una domanda che si porta dietro di fatto tanti quesiti non risolti.”

Marco Coloretti