La mucca è nel corridoio

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Diciamo la verità: aveva ragione Bersani.

Aveva ragione quando nel 2013 cercò un’interlocuzione con il M5S per fare argine al populismo nascente e ad una destra italiana ancora”dormiente”. Molti si misero a ridere: non vedevano la mucca. Qualcuno, accecato dall’idea di guadagnarci, rassicurava Letta (“Enrico stai sereno”) e intanto preparava la sua irresistibile ascesa. Con il plauso e il silenzio accomodante di molti media.

Aveva ragione Bersani quando ammoniva, inascoltato, che con i provvedimenti come il jobs act, la buona scuola, l’abolizione dell’art.18 e il Referendum costituzionale si stava” tirando la volata ad una destra nascente”.

Ora con la Lega al 38% (nei sondaggi) e il centrodestra-destra maggioranza virtuale i corifei renziani hanno paura di perdere il seggio parlamentare e di tornare a lavorare. Ricordate il “se perdo il Referendum lascio la politica.”?

Come è andata a finire lo sappiamo.Tramontata la meteora renziana e la retorica dell’autosufficienza siamo all’epilogo. Intanto Renzi si è blindato nella comodità delle Camere romane con un manipolo di parlamentari e medita una nuova avventura. Ovviamente “per il bene del paese”. Ovviamente contro la sinistra.

Ora che tutti la vedono la destra (la mucca) in arrivo, speriamo che non sia troppo tardi per fermarla. Grande è stata la responsabilità di Renzi e di chi l’ha sostenuto e l’ha assecondato non certo e non solo nell’interesse del paese.

Bisognerebbe “andarli a prendere a casa, uno per uno” e metterli di fronte alle loro responsabilità politiche, questi personaggi. Ma non farebbero una piega. Con un sorriso beffardo vi spiegherebbero che “ora la fase è diversa”; che il “paese è in pericolo”. Che si esige un loro sacrificio, magari nella forma di una seggiola ministeriale, magari al ministero degli esteri, se proprio non sarà possibile alla Presidenza del Consiglio.

“Non consegnate il paese alle destre nere”

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La via maestra per decantare l’anomalia gialloverde, del resto già presente nello stesso Dna del patto di potere chiamato “contratto”, è l’apertura della crisi nelle aule parlamentari per certificare la fine di questa maggioranza .di Norma Rangeri (editoriale de il Manifesto, 9 agosto).

“Con il Parlamento chiuso per ferie e dopo il patatrac del voto sul Tav, il ministro dell’interno dà il colpo di grazia al governo, dice che “è inutile andare avanti” e chiama le elezioni appellandosi al popolo nelle piazze acclamanti.

Il Presidente del Consiglio riferisce al Capo dello Stato e si consulta con i due vicepresidenti per determinare le modalità della crisi, con annesso braccio di ferro tra 5Stelle e Lega per la data delle elezioni.

Le persone normali capiscono solo che la baraonda è totale, avvertono la mancanza di una voce autorevole che rassicuri su quel che sta accadendo.

È un momento delicato, la crisi va portata alla luce del sole, in Parlamento, nelle forme costituzionalmente previste. Di fronte a un clima politico pesante e confuso, lasciar marcire la situazione nelle mani di un ministro dell’interno aggiunge ulteriori motivi di allarme.

Tutto è preferibile a questo porto delle nebbie, avvelenato da strappi all’assetto democratico che, come ha ben spiegato ieri al manifesto Rino Formica, delineano «una decomposizione istituzionale del paese» al punto da rendere urgente «un messaggio del Presidente della Repubblica alle Camere».

La via maestra per decantare l’anomalia gialloverde, del resto già presente nello stesso Dna del patto di potere chiamato “contratto”, è l’apertura della crisi nelle aule parlamentari per certificare la fine di questa maggioranza e verificare se ce n’è un’altra che possa mettere fine alla deriva fascistoide che ci sgoverna sull’onda di una propaganda della forza, nelle forme che ricordano sempre più nitidamente «il periodo del consenso» al regime mussoliniano.

Naturalmente se siamo di fronte alla peggiore destra, i tornaconto di partito passano in secondo piano e si fa anche il patto con il diavolo, tra il Pd e i 5Stelle.

Ammesso e non concesso che abbiano consapevolezza del passaggio cruciale, vitale, storico per la nostra asfittica democrazia. Purtroppo è difficile che ciò accada, con il rischio esiziale di consegnare il paese alla deriva autoritaria.”

Articolo Uno Lombardia

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“Quattro giornate” dal 29 a Brescia, il programma

 

Non una festa. Una serie di incontri per confrontarci, per esporre le nostre idee, per ascoltare altre idee. Per stare insieme anche davanti a un piatto di casoncelli e un bicchiere di vino, per raccogliere qualche risorsa per le nostre attività, per proseguire nel solco tracciato in questi mesi con la costituzione del Partito di Articolo Uno. Una piccola forza ma aperta, con una grande tradizione che va ripresa e rinnovata.
Questi sono gli obiettivi delle giornate di Articolo Uno Lombardia, in programma a Brescia – Cascina Maggia, dal 29 agosto al 1 settembre. Vi aspettiamo.

GIOVEDI 29 AGOSTO
h 21.00
“Autonomia Differenziata? Cosa si fa a Sinistra?” Confronto fra i segretari regionali di Articolo UNO, Campo progressista, Partito Democratico, Sinistra Italiana

VENERDI 30 AGOSTO
h 21.00
Presentazione del libro “Titanic – Come Renzi ha affondato la Sinistra”
con l’autrice Chiara Geloni intervistata da Mauro Zappa, giornalista di Bresciaoggi

SABATO 31 AGOSTO
h 18.00
“Dove ci porta il clima?”
prof. Carmine Trecroci (docente università di Brescia), arch. Davide Sigurtà (esperto di temi ambientali e valorizzazione beni culturali), Martina Draghi (responsabile nazionale ambiente Articolo Uno)
discutono con Angelica Andreetto e Francesco Quadraro, in rappresentanza dei giovani bresciani di Friday for Future

h 21.00
Incontro con On. Federico Fornaro, capogruppo Leu alla Camera

DOMENICA 01 SETTEMBRE
h 18.00
Presentazione del libro “Per un futuro possibile – No money, please!”
Di Bruno Bertoli, con l’autore e Marco Fenaroli

h 21.00
“Come creare Lavoro, quale Lavoro creare.”
Arturo Scotto della segreteria di Articolo Uno dialoga con i segretari di CGIL, CISL e UIL

Durante tutte le giornate funziona il servizio di bar e cucina