Natale contro l’algoritmo

OIP

Bellissima notizia e complimenti alla CGIL!

Questa dimostra che il sindacato è in grado di combattere le nuove diseguaglianze e le nuove forme di sfruttamento. Contro  l’ “algoritmo caporale,  come l’ha definito Ottorino Pagani, e contro gli strumenti del “capitalismo della sorveglianza”.  Di seguito il comunicato stampa della CGIL del 18 dicembre.

“L’algoritmo penalizza diritti di sciopero e malattia.”

“Filt, Filcams e Nidil Cgil nazionali hanno promosso innanzi al Tribunale di Bologna un’azione legale per condotta discriminatoria nei confronti di una delle principali multinazionali del food delivery. Alla base della causa l’utilizzo dell’algoritmo ‘Frank’: per il sindacato emargina i lavoratori che per motivi personali legati a diritti come la malattia e lo sciopero, non si rendono continuativamente disponibili al lavoro”. È quanto fa sapere, in una nota, la Cgil Nazionale.

Nel ricorso, promosso per la prima volta in Europa e che rappresenta la prima applicazione della legge n. 128/2019 sui riders, si legge: “la ‘cecità’ di Frank, rispetto alle possibili condizioni personali, produce effetti discriminatori in quanto penalizza il diritto di sciopero, la malattia e i lavoratori con esigenze di conciliazione vita/lavoro”. Infatti, spiega la Cgil, “l’algoritmo, nell’elaborare i ranking reputazionali dei ciclofattorini, che determinano di fatto le future opportunità di lavoro e le priorità di prenotazione per le consegne, emargina, fino ad estrometterli dal ciclo produttivo, coloro che non riescono a essere disponibili a loggarsi nelle aree di lavoro loro assegnate. Il rider – prosegue – che non si adegua alla logica dell’algoritmo viene gradualmente escluso dalle possibilità di impiego, arrivando in alcuni casi a essere deloggato dal sistema”.

“Con tale ricorso – dichiara la Cgil – chiediamo al Giudice, che ha già fissato l’udienza per il prossimo 2 gennaio, di riconoscere il diritto dei riders ad associarsi per svolgere attività sindacali attraverso forme di astensione collettiva, con pieno riconoscimento dei diritti di sciopero e di malattia, senza subire penalizzazioni nelle future occasioni di lavoro. Inoltre – conclude – chiediamo che, con i lavoratori e le organizzazioni sindacali, venga predisposto un piano per rimuovere tutti i fattori di discriminazione che caratterizzano l’algoritmo”.  Filcams -CGIL

 

 

Intervista al ministro della sanità

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“Speranza: più fondi a medici e farmacie, alleggerire i pronto soccorso

14 dicembre 2019.Intervista a Repubblica di Michele Bocci

“Un grande patto per rilanciare il Servizio sanitario nazionale. Dieci miliardi di euro che Roberto Speranza vuole investire da qui alla fine della legislatura (che lui auspica essere nel 2023) e dei quali discuterà con il governo. Intanto il ministro alla Salute ha appena trovato i soldi per acquistare strumenti diagnostici da mettere negli ambulatori dei medici del territorio e nelle farmacie. In questo modo, tra l’altro, verrà ridotta la pressione sui pronto soccorso degli ospedali, in difficoltà in questo periodo di freddo e influenza sempre più diffusa. Altro denaro arrivato in questi primi 100 giorni di incarico al ministero del coordinatore nazionale di Articolo Uno servirà per sbloccare le assunzioni e anche per regolarizzare 30 mila precari tra medici, infermieri e altro personale sanitario.

Ministro, si avvicina il periodo influenzale e i pronto soccorso saranno presi d’assalto. Come rispondete?

«L’ospedale è naturalmente il luogo che si fa carico dei problemi acuti. Stiamo facendo investimenti per migliorarne la qualità. Oggi, però, la sfida è quella di rafforzare il territorio per rispondere all’esplosione delle cronicità, figlia di una popolazione più anziana. I medici di medicina generale, i pediatri e le farmacie sono i punti di maggiore capillarità che abbiamo. In tutto gli studi sono 54 mila, le farmacie 19 mila, le parafarmacie 4 mila. La potenzialità è enorme, abbiamo almeno uno di questi presìdi in ogni strada di città, ma anche nei paesi di 2 mila abitanti. Lo Stato li deve valorizzare meglio».

In che modo? 

Rafforzeremo ambulatori e farmacie. Diamo 235 milioni agli studi medici per favorire attività diagnostica di primo livello e 50 milioni per estendere a tutta Italia la farmacia dei servizi, oggi in sperimentazione solo in alcune regioni.

Cosa avverrà praticamente?

Tenendo conto che spesso i medici condividono gli studi, daremo a ciascuna di queste strutture circa 8 mila euro per strumenti da mille duemila euro come ecografi, elettrocardiografi e spirometri per fare una prima valutazione diagnostica. Nelle farmacie si sperimenteranno forme di assistenza oltre alla distribuzione del farmaco. Penso a test basilari come la glicemia».

Che risultati si aspetta?

«Se diamo una risposta al cittadino, per di più vicino a casa sua, riduciamo la pressione sulle strutture come i pronto soccorso e gli ambulatori. Questo filtro può ridurre le richieste inappropriate. Non solo, lo Stato darà anche maggiore sicurezza alle persone: chi vive in zone isolate troverà un presidio sanitario più attrezzato dove affrontare rapidamente i problemi».

Proprio chi vive nei centri minori lamenta la chiusura di piccoli ospedali o sale parto. Come si rassicurano queste persone?

«La legge prevede la chiusura dei punti nascita da meno di 500 parti l’anno. C’è un comitato che valuta le eccezioni su base geografica e può dare deroghe. È chiaro che questo tema sviluppi tensione nei territori, che meritano ascolto, ma la nostra bussola non può che essere la sicurezza di mamma e bimbo. Sugli ospedali periferici, in questi anni la sanità ha subito troppi tagli e ne hanno fatto le spese anche strutture delle aree più disagiate, che comunque spesso vanno ripensate. Questi e altri problemi si risolvono solo in un modo».

Quale?

«Con un grande piano di finanziamento. Nella legge di bilancio abbiamo iniziato mettendo 2 miliardi in più nel fondo sanitario e stanziandone altrettanti per edilizia e tecnologie. Ora ci vuole una nuova stagione di investimenti: vogliamo salvaguardare l’impianto universalista dell’articolo 32 della Costituzione, come abbiamo già fatto abolendo il superticket. Al tavolo di rilancio del governo, a gennaio, proporrò 10 miliardi sulla sanità da qui al 2023. Cosi si può fare un nuovo grande patto-Paese per riformare il sistema che dovrà coinvolgere tutti i soggetti protagonisti della sanità».

Intanto, alcuni di questi soggetti, come i medici, affrontano gravi carenze di organico. Come affrontate il problema?

«Abbiamo alzato i tetti alla spesa sul personale. Ora le Regioni possono investire sui lavoratori fino al 15% della quota aggiuntiva del fondo. Da 2019 al 2020 passiamo dal 5% su 1 miliardo al 15% su 2. Ci saranno nuovi concorsi, intanto autorizziamo lo scorrimento delle graduatorie degli idonei per immettere subito medici, infermieri e altro personale in corsia. Infine è stato appena approvato un emendamento che allarga i termini della legge Madia, solo per la sanità, fino al 31 dicembre 2019. Così 34 mila lavoratori passeranno a tempo indeterminato. Una cosa bellissima per la vita di queste persone e anche per il Servizio sanitario nazionale, che si rafforza».”

 

 

La lotta per la sanità paga

buona salute

Ecco un esempio di come si può ottenere un risultato per la sanità pubblica. Una vertenza che i sindacati unitari hanno ingaggiato con ATS Milano per la difesa e l’ampliamento dei servizi sanitari nel Municipio 7 di Milano. Ringrazio il segretario CGIL Lo Monaco per le preziose informazioni che ci ha dato e anche per questo aggiornamento.

E’ questo che intendiamo come “Sinistra per Paderno Dugnano” per “aprire una vera e propria vertenza”territoriale con ATS e ASST per i servizi da implementare al Palazzo della Sanità di via 2 giugno. 

 

UNA VITTORIA PER I CITTADINI DEL MUNICIPIO 7
CGIL CISL UIL di Milano insieme alle categorie dei pensionati, della funzione pubblica e dei medici hanno ottenuto un grande risultato.

Da tempo chiediamo ad ATS e ASST Nord, che hanno la titolarità della sanità e dei poliambulatori a Milano, un vero potenziamento della rete dei servizi sanitari nel territorio milanese, che negli ultimi anni è stata depotenziata subendo chiusure, trasferimenti, riduzione degli orari di apertura, riduzione delle prestazioni ecc.

Da oltre un anno raccogliamo segnalazioni e preoccupazioni dei cittadini di Baggio sul poliambulatorio di via Masaniello e abbiamo organizzato assemblee pubbliche e incontrato i vertici delle aziende sanitarie per chiedere il potenziamento della sanità pubblica a Baggio: grazie a queste mobilitazioni ci hanno appena comunicato che a partire dal prossimo anno ci sarà il potenziamento dei poliambulatori del municipio 7.

Bisogna proseguire la strada del rafforzamento della sanità pubblica territoriale e quindi è indispensabile anche la collaborazione del Comune di Milano per realizzare l’integrazione tra la sanità e i servizi sociali, anche attraverso l’individuazione e la messa a disposizione di spazi idonei.

Solo così si realizzerebbe pienamente la nostra proposta: potenziare la sanità territoriale e integrarla con i servizi sociali del Comune affinché i cittadini trovino in un unico luogo vicino a casa i servizi necessari.  12/12/2019 “

Un dibattito ancora aperto

 

da che parte

A proposito di Leu: la posizione di Francesco La Forgia

“È stata una giornata intensa e profonda quella di sabato 23 novembre a Bologna. Abbiamo riportato la politica al centro del dibattito nel campo di una sinistra che resta colpevolmente frammentata, ma in cui sui grandi temi che riguardano la vita delle persone e il futuro del Paese ci sono tutte le condizioni per una iniziativa comune, capace anche di condizionare l’agenda di governo.

Intervenendo, chi direttamente in assemblea, chi attraverso un video-messaggio o un testo ci hanno consentito di andare a fondo delle 5R che hanno rappresentato il filo conduttore dell’intera giornata: reddito, riduzione dell’orario di lavoro, rivoluzione verde, riforma della democrazia, redistribuzione della ricchezza.

Nello scompaginamento dei grandi e piccoli partiti che caratterizza questa fase, nel rischio di irrilevanza di una sinistra che ha il bisogno vitale di riallacciare i fili con i pezzi di società che dovrebbe e non sa più rappresentare, c’è nuovo ossigeno che arriva dalle piazze di tutta Italia: dalle sardine, ai ragazzi di Fridays for future, alle donne e ai movimenti che si battono per i diritti civili e contro la violenza di genere.

Saremmo matti a non vedere tutto questo e a non incrociarlo ma saremmo miopi a pensare che queste mobilitazioni possano sopperire alla mancanza di una politica e di una casa politica, capace di dare a quelle istanze la giusta rappresentanza.

Anche per questo noi, che siamo nati con l’intento di ricomporre le divisioni, continueremo a batterci e strutturarci per dare forza al nostro progetto. Continueremo a lavorare per essere il lievito di un processo più largo e inclusivo che dovrà per forza determinarsi pena una consolidata marginalità del nostro campo.

Lo stiamo facendo in Emilia-Romagna, dove siamo tra i principali promotori della lista “Emilia-Romagna coraggiosa, ecologista e progressista” che tiene insieme le più significative forze della sinistra e diverse rappresentanze di civismo e associazionismo.

Allo stesso modo in Toscana, con “2020 a sinistra”, vogliamo dare il nostro contributo per una proposta che non si accontenti di costruire un indistinto fronte comune contro le destre, ma capace di mettere in campo la necessaria discontinuità, nelle proposte, nei metodi e nei volti.

Come abbiamo sempre sostenuto le alleanze non si costruiscono in raffazzonati esperimenti di laboratorio ma sulla condivisione delle idee e del progetto che insieme si intende realizzare.
Naturalmente, perché tutto questo possa avere prospettiva, rimane fondamentale uscire da determinate ambiguità e avere tutti il coraggio di prendere delle decisioni.

Resta per noi aperto il dibattito sulla funzione del gruppo parlamentare di LEU, che esprime ruoli di governo, ma non ha ad oggi una piattaforma comune e un coordinamento politico.
Lungi da noi riproporre un progetto che non si è saputo o voluto fare, rimane però da capire che senso abbia continuare a muoversi in questa confusione, che per altro non fa che farci perdere credibilità agli occhi di chi ci osserva.

Per quanto riguarda il percorso di èVIVA, intendiamo rafforzare la nostra struttura, sia a livello nazionale che sui territori, dandoci una road map per la costituzione dei comitati regionali. A gennaio, dopo la legge di bilancio, organizzeremo appuntamenti in giro per l’italia, a partire dalle 5R di Bologna e coinvolgendo altri interlocutori.
Il nostro orizzonte rimane sempre lo stesso: no all’ennesimo partitino, no a percorsi dal respiro corto di una campagna elettorale e di stampo verticistico. La costruzione di una casa comune della sinistra ha bisogno di essere guidata dalla politica.

Da un movimento 5 stelle in forte crisi di identità, ad un Partito Democratico che prova a cambiare le proprie parole d’ordine senza però dimostrare una reale volontà di cambiare sé stesso radicalmente, ci sono milioni di elettori in cerca di riferimenti, sindaci e amministratori che non si sentono rappresentati dall’attuale offerta politica.

Dobbiamo stare dentro a questo processo, nell’ambito di una nuova alleanza sociale che rimette al centro i lavoratori, i precari, le persone che vivono di servizi pubblici e non possono permettersi nient’altro.

Se questo campo sarà destinato a mutare nei prossimi anni, l’unico modo per determinare un cambiamento nella sinistra è svolgere una funzione dentro a questo processo senza rimanere paralizzati in attesa dei movimenti altrui. Chiederci e dirci DA CHE PARTE STIAMO è una parte fondamentale del cammino che dobbiamo compiere.”