No.Il dibattito No?

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Speriamo non si tratti di un ennesimo “dibattito da Cineforum”, per pochi intimi appassionati del genere. Ma del resto non possiamo che scommettere sulla capacità e volontà di dare una scossa alla “morta gora”della sinistra, anche locale.

Riassumiamo per i più pigri,  che non vogliono vedere e che amano la loro “confort zone”. Il dibattito è improcrastinabile, e qualcuno lo ha già cominciato. Vediamo con ordine:

1.Norma Rangeri: direttrice de Il Manifesto

” se questi processi di ripensamento, pur dall’incerto futuro, sono in atto nel Pd e nei 5Stelle, la sinistra/sinistra sembra invece riflettere lo status quo delle sigle partitiche, delle auto referenzialità, delle indiscutibili identità pregresse. Nulla si sta muovendo a sinistra del Pd, nessun protagonista di questo non marginale spazio politico sta offrendo segnali utili a un ripensamento generale sul proprio ruolo.

Non si chiede peraltro di rinnegare nulla, ma di rinnovare tutto (presenze sociali, territori culturali, battaglie internazionali) e puntare su ciò che può unire quest’area politica, rinvigorire le sue sparse membra per tornare a offrire una voce autorevole e una rappresentanza credibile.

Oltretutto ovunque nel mondo donne e uomini sono in campo con movimenti di grande impatto, novità e visibilità. E non esiste certo un destino cinico e baro che obblighi la sinistra in Italia a sopravvivere all’insignificanza impedendole di tornare a vivere e a contare.

Ma servono uomini e donne che con coraggio, determinazione e idee siano in grado di dare una risposta diversa da quelle che sono in campo. Se non altro per rispetto di quei due, tre milioni di elettrici e di elettori che aspettano da anni una forza di sinistra non più minoritaria.“

2.Norma Rangeri: direttrice de Il Manifesto (28 gennaio)

…C’è poi un capitolo a parte, che riguarda la sinistra/sinistra. Se escludiamo la discreta affermazione di E-R Coraggiosa, la lista di Elly Schlein, ci troviamo davanti a un deserto, con piccole oasi che resistono, resistono, resistono. Che senso ha presentare tre liste (L’Altra Emilia Romagna, Potere al Popolo, Comunisti ) per conquistare percentuali da zerovirgola, quando è in ballo non solo il governo della regione, non solo il governo nazionale, ma l’assetto democratico del Paese? Per una manciata di voti?

E’ deludente per chi si batte da sempre per l’unità delle sinistre, perché si affermi una forza politica nuova e non si disperdano voti, che questa scelta non venga presa in considerazione. Tra le nostre speranze c’è anche quella che altri, a sinistra, prendano esempio dalla lista Coraggiosa..

3.Vasco Errani: MDP (27 gennaio)

Il risultato in Emilia-Romagna rappresenta una bellissima vittoria per tutto il centrosinistra e un segnale per il Paese. Questo voto nasce dalla voglia di riaffermare la storia, i valori, i sentimenti profondi della comunità della nostra regione che l’hanno fatta grande e che sono così lontani da questa destra arrogante e pericolosa..

..Non ci possiamo però illudere: questo risultato deve essere l’occasione per riaprire anche in Italia una nuova fase. Serve un progetto e io dico anche un soggetto politico riformista, di sinistra, che tenga insieme le istanze di solidarietà, giustizia sociale, diritti e libertà con le grandi sfide che abbiamo davanti: lavoro, ambiente, innovazioni tecnologiche, qualità della democrazia. Solo così potremo rispondere alle inquietudini e alla domanda di futuro che attraversano tutta la nostra comunità: con una nostra visione di società alternativa alla destra.
Cominciamo subito. Apriamo tutti una discussione autentica con questo obiettivo.

4.Documento politico di Sinistra Italiana per il congresso del febbraio 2020

Sinistra Italiana è nata nel 2017 con la convinzione che vi fosse ‘un’alternativa alla guerra,…A distanza di tre anni molte cose sono cambiate sulla scena della politica italiana ed europea, ma non le condizioni di fondo che rendono necessario pensare e costruire un’alternativa…

..È una sfida che raccogliamo consapevoli dei fallimenti politici e organizzativi degli ultimi anni, che hanno progressivamente sfibrato il nostro campo, riducendolo a gruppi di sopravvissuti di un esercito in rotta, impegnati a lottare gli uni contro gli altri per garantirsi la sopravvivenza. Sappiamo di essere parte della crisi, ma vogliamo dare un contributo alla sua soluzione. Ci muoviamo dalla constatazione che vi è, in Italia, un’ampia disponibilità alla mobilitazione, ma anche un profondo scollamento tra essa e la politica organizzata, nelle sue diverse e spesso incomprensibili articolazioni…

..Fin da ora diamo appuntamento a tutte e tutti a Roma. Il 15 febbraio. Vogliamo fare di questa giornata una grande occasione di confronto con tutte e tutti quelli a cui interessa questa discussione…

A partire da quella che riguarda la necessità di insistere nella costruzione di un soggetto politico autonomo, nonostante i risultati elettorali non incoraggianti degli ultimi anni. È più efficace la lotta politica organizzata all’interno di un grande partito, per provare a cambiarlo e spingerlo sui nostri obiettivi, o quella strutturata in uno spazio autonomo, dove unire tutti quelli che condividano idee e valori comuni? Ragioniamoci insieme, e soprattutto pensiamo a quali debbano essere queste idee e questi valori.

 

 

Un appello per la pace..

 

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Rilanciamo l’appello di Sinistra Alternativa di Paderno Dugnano per la pace:

 

Cari tutti

c’è stato un tempo in cui le bandiere della pace sventolavano dai balconi del nostro comune. Era il tempo in cui molti speravano di impedire la guerra in Iraq. Poi quelle bandiere si sono scolorite, sporcate, strappate e, una dopo l’altra, sono sparite.

C’è stato un tempo in cui molte donne e uomini di ogni età hanno trovato il coraggio di prendere posizione, di esporsi in prima persona, di compiere chiare mobilitazioni di pace. Poi è venuto il tempo amaro del dolore, della rabbia, della frustrazione e, infine, della rassegnazione.

Da allora l’impegno per la pace nel mondo è stato progressivamente rimosso sia dalla politica che dall’informazione. E persino dall’agenda di tanti partiti, gruppi e organizzazioni. Succede così che preoccuparsi di quello che succede in Afghanistan e in Palestina, in Yemen e in Iran, in Siria e in Libia, in Iraq e in Rojava (Kurdistan), ed in altri luoghi del mondo, preoccuparsi dei morti per fame e per indifferenza, di quelli che finiscono i loro giorni attraversando deserti o nel Mar Mediterraneo è tornato ad essere un affare di pochi. Ecco perché bisogna ritirar fuori le bandiere della pace.

LETTERA APERTA ALLE ORGANIZZAZIONI CULTURALI E POLITICHE DI PADERNO DUGNANO Per dare un colpo allo scetticismo e alla rassegnazione che hanno cementificato molte coscienze.

Non sarà facile convincere oggi gli italiani a ritirar fuori le bandiere della pace. Servirà un grande sforzo. Eppure dobbiamo provarci, tutti insieme. Mettendo a frutto le risorse e le competenze di cui siamo ricchi. Dietro a questa sfida c’è un progetto tanto ambizioso quanto irrinunciabile: realizzare finalmente l’Italia che i nostri padri hanno immaginato e dipinto nella Costituzione. L’Italia che ripudia la guerra, che lotta contro la povertà, taglia le spese militari, investe sull’educazione, rispetta i diritti umani e si prende cura della Terra in cui viviamo. Il problema non è stabilire se ce la faremo ma quello che decideremo di fare. Insieme.

Il prossimo 25 gennaio è stata promossa una giornata di mobilitazione internazionale, indetta dal movimento pacifista USA, contro la guerra di Trump all’Iran per riaffermare il rifiuto alle guerre, per ribadire la vocazione di pace e la solidarietà con le popolazioni in lotta per i propri diritti e le comunità vittime di guerre, violenze, ingiustizie, repressioni, occupazioni.

La giornata di mobilitazione in Italia è promossa da molte realtà associative, sindacali e studentesche, comitati e gruppi locali con iniziative diffuse sui territori. Inoltre c’è l’indicazione di esporre la bandiera della pace nelle sedi, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle abitazioni.  A livello locale, speriamo fortemente che tutti organizzino azioni di pace (noi volantineremo al mercato di Palazzolo M. venerdì 24 gennaio).

Con questa lettera non vogliamo, adesso, fissare ne sedi ne date di riunioni, ma avere risposte da tutti dell’importanza di questo problema, sul fatto che occorra umilmente rimettersi al lavoro, creare un coordinamento sul territorio, creare iniziative, creare coscienza trovando occasioni e idee unitarie.

Rimanendo in attesa delle vostre risposte vi salutiamo cordialmente.

SINISTRA ALTERNATIVA     (24 gennaio 2020)

 

Vince Bonaccini, perde Salvini

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Nella importante vittoria di Bonaccini in Emilia Romagna  c’è anche un buon risultato di una lista di sinistra. “Emilia Romagna coraggiosa”, lista di sinistra capeggiata da Elly Schlein che ha raccolto in tutto 22.098 voti personali, risultando la persona più votata in regione.     

Grazie anche a lei la lista “Emilia Romagna coraggiosa” ha guadagnato il 3,8% dei voti  e porterà in consiglio regionale due rappresentanti.

 

A proposito di RE3..

Si torna  discutere di “diritti edificatori intangibili”. Anche in città c’è chi reclama una presa di posizione dell’attuale maggioranza sul piano attuativo RE3 (e sui diritti edificatori intoccabili). Sembrerebbe suicida e inutile aspettare la sentenza del TAR Lombardia per comunicare una posizione ufficiale. Si è o no favorevoli alla costruzione di alloggi privati nel parco pubblico di via Gorizia? E cosa si intende fare?

Intanto ricordiamo un articolo di Salvatore Lo Balbo della Fillea Cgil molto chiaro.

 

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Scenari in Medio Oriente

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Articolo Uno Milano: venerdì 17 incontro sugli scenari in Medio Oriente

13 gennaio 2020 milano

Venerdì 17 gennaio alle ore 20.00 presso Circuiti Dinamici, via Giovanola, 21/c a Milano incontro a cura di Articolo UNO Milano metropolitana sugli scenari di guerra in medio oriente: “Parli la pace, fermiamo la guerra”
Introduce:

Francesco Biglieri, segretario metropolitano Articolo UNo Milano

intervengono:
Paolo Ricotti, responsabile relazioni internazionali Acli Milano
Luigi Lusenti, Arci nazionale
Antonio Panzeri, già Parlamentare Europeo, responsabile esteri Articolo UNO

coordina Giorgio Cazzola, Articolo UNO Municipio 5 Milano

«Rivedere il Jobs act e rimettere l’articolo 18 Lo affermi anche il Pd»

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7 gennaio 2020, Intervista al Corriere della Sera di Monica Guerzoni

«Serve una profonda revisione del jobs act».

Quanto profonda, Roberto Speranza? Per Renzi il jobs act non si tocca.

«Al tavolo della verifica dovremo trovare il coraggio di correggere radicalmente gli errori commessi sul mercato del lavoro — si prepara a trattare il ministro di LeU —. L’idea che comprimere i diritti dei lavoratori aiuti il Paese a crescere è sbagliata e dobbiamo dirlo, definitivamente».

Chiederà agli alleati di ripristinare l’articolo 18?

«Esatto. Chiederemo garanzie a partire dalla disciplina sui licenziamenti collettivi, su cui i giudici di Milano e Napoli hanno già rinviato alla Corte di Giustizia europea».

Renzi non sarà contento.

«Renzi chiede di rivedere reddito e Quota 100 e i 5 Stelle non sono contenti. Io chiedo di rivedere il Jobs act. Non siamo un governo monocolore».

M5S e Pd ci stanno?

«Se per il Pd il lavoro è al primo posto, concorderà che per far ripartire l’Italia servono più diritti, non meno. Come leve per combattere le diseguaglianze chiederemo anche di investire su scuola e università e di ragionare di economia circolare ed energie rinnovabili. Sarà poi fondamentale continuare il lavoro importante che abbiamo avviato nel comparto salute».

Non si doveva fare di più?

«Rivendico quel che abbiamo fatto in questa manovra, a cominciare dall’abolizione dei superticket. Due miliardi in più sul fondo sanitario e due su edilizia e ammodernamento tecnologico e poi nuove regole sul personale. Abbiamo approvato il patto per la salute con le Regioni, un documento strategico che non si approvava dal 2014».

Perché Conte continua a rinviare la verifica?

«Preferisco parlare di rilancio. Comunque nel mese di gennaio questo momento di confronto vero va affrontato».

Il 26 si vota in Emilia Romagna e Calabria. Conte rischia?

«Sono ottimista. Non è un voto sul governo e il presidente Conte saprà guidare questo momento di rilancio, grazie alla capacità di fare sintesi».

E se il M5S subisse una scissione importante?

«Non entro nelle vicende interne, ma credo in questo governo e penso che vada aumentato il tasso di visione politica. Dovremmo tutti considerare questa esperienza tra centrosinistra e M5S come l’orizzonte giusto per il Paese. Se lo viviamo come una parentesi il progetto si indebolisce. Non siamo un governo tecnico, il salto di qualità si fa alzando il tasso politico».

Farà le barricate contro il proporzionale al 5%?

«È giusto che il confronto continui al tavolo ufficiale. Si va verso un impianto proporzionale, come avevamo chiesto all’atto di nascita del governo. Nel 2015 mi dimisi da capogruppo del Pd alla Camera contro l’impostazione ultra—maggioritaria dell’Italicum e sono rimasto sulla mia posizione. Mi fa piacere che altri abbiano cambiato idea».

E il 5%? Di Maio e Zingaretti si sono messi d’accordo, sono stati scorretti ?

«Nessun incontro bilaterale può bypassare le scelte che si prendono ai tavoli di coalizione. Per me si discute lì».

Se resterà una soglia alta, entrerete nelle liste del Pd?

«Non vedo elezioni alle porte. Nessuno però può mettere la testa sotto la sabbia di fronte all’arroganza della destra. Quel che c’è nel campo del centrosinistra non basta, serve una proposta nuova».

Pd, LeU, M5S e Sardine?

«In quelle piazze ci sono elettori della sinistra diffusa, del Pd e persone che hanno creduto nel M5S. Il processo che io auspico nasce dal basso ed è più avanti di noi».