Il tempo di un fatto nuovo è ora

Mdp milano

Qualche settimana fa è stato il ministro della salute Roberto Speranza a riaffermare che sembrava paradossale l’immobilismo dei partiti politici a fronte del grande cambiamento sociale in atto, causa emergenza sanitaria e sociale. Non mi sembra che ci sia stata alcuna reazione, neppure a sinistra. Ma, dentro il gruppo di Art.1 il dibattito sembra continuare.  In realtà c’era stato già il documento approvato il 23 maggio scorso dalla Direzione nazionale di Articolo Uno con alcune importanti affermazioni, che potevano finalmente riaprire una discussione sul futuro della sinistra in Italia e, soprattutto, spingere a riflettere sul che fare, per consentire di uscire da una sterilità oramai sconfortante.

A.Floridia in suo articolo del 7 Luglio 2020 (Il tempo di provarci è ora. Lettera aperta ai compagni di Articolo Uno) torna a ragionarci:

 Il passaggio-chiave -di quel documento-è quello conclusivo: “È il momento di dare il via a un percorso democratico, ampio e partecipato di riunificazione plurale di questa ricca ed eterogenea area politica e culturale. Il tempo di un fatto nuovo è ora”. L’area politica e culturale cui ci si rivolge è quella composta dal “Partito democratico”, e da “tutte le forze che a sinistra e nell’ambientalismo condividono l’ambizione di governare questa straordinaria fase di cambiamento”, e da “larghi strati dell’associazionismo laico e cattolico, del civismo e della cultura che si sono mobilitati in questi anni per la giustizia e per i diritti”.

È giusto, il momento è questo; ma ci sono ancora molte cose da chiarire: la prima è relativa al ruolo del Partito democratico. Rivolgersi anche al Pd, in questo contesto, conferisce al documento un alone di ambiguità che occorre dissolvere; la seconda, riguarda le modalità di questo “percorso democratico” di “riunificazione plurale”.

Per concludere:

Vi è tuttavia, un elemento più schiettamente politico che è impossibile sottacere. Per essere chiari: da questo processo di “riunificazione” si auto-escludono tutti coloro che pensano non abbia senso – per questa fase e forse per una lunga fase storica – porsi il problema della creazione di uno schieramento largo di sinistra e centrosinistra in grado di proporsi come forza di governo. Chi ritiene che il Pd non possa essere un interlocutore, sempre e comunque, si muove evidentemente su un altro piano. Il dialogo con il Pd è necessario, ma si pone in questo quadro: ed è legato ai rapporti di forza che si potranno creare, e agli sviluppi interni di quel partito, ma su basi di reciproca autonomia. Autonomia tanto più necessaria, se poi – come è sperabile – si andrà verso un sistema elettorale proporzionale (con una soglia ragionevole, cioè più bassa di quella attualmente prevista): un sistema di voto in cui ciò che conta è la capacità di offrire un profilo originale, di articolare e costruire un’offerta di rappresentanza politica capace di “parlare” a specifici segmenti della società italiana.

Si dovrebbe finalmente provare a discutere concretamente su come uscire dalla condizione di impotenza e di frustrazione che domina oggi nei sentimenti di molta gente di sinistra; ma, per poter smuovere le cose, occorre che questo processo di “riunificazione plurale” sia finalmente incardinato su una base certa: occorrono regole chiare e procedure condivise, sulla base dei quali dare corpo e gambe ad un processo di ricostruzione.

In che modo? Da una parte, occorre individuare regole inclusive, trasparenti, che possano garantire tutti; dall’altra, tutti devono rimettersi in gioco: non ci può essere un “retro-pensiero” secondo il quale il percorso di un “nuovo partito” va bene, ma purché se ne possa, a priori, controllare gli esiti. Liberi tutti, poi, naturalmente, di aderire al partito che si costituirà: ma oggi la priorità politica è quella di provarci seriamente a farlo, questo nuovo partito. Coloro che sono convinti della necessità e possibilità di un nuovo partito, devono assumersi la responsabilità di proporre – in tempi certi – un vero e proprio percorso congressuale, semplice e comprensibile. Non è questa la sede per proporre in dettaglio le regole e le tappe di questo “percorso democratico, ampio e partecipato di riunificazione plurale”, come lo ha definito il documento della Direzione di Articolo Uno. Ma è il momento di tirar fuori idee concrete su come strutturarlo e come avviarlo. E di assumere decisioni conseguenti. “Il tempo di un fatto nuovo è ora”, appunto.

Un altro intervento interessante è quello dei romani Giorgio Picarreta e Alfredo Morganti dell’8 luglio (Sinistra, cogli l’occasione. Non è più il tempo delle mezze misure) che concludono:

Quale deve essere la lezione per la sinistra? Questa: via tutti gli abiti che oggi ha indossato, via le tattiche e le schermaglie, via le rendite, via i sotterfugi. Si cominci a dar vita a un partito plurale, democratico, partecipato che riunifichi invece di disperdere, che dia forza invece di coltivare debolezze, che dia una prospettiva invece di offrire solo escamotage tattici. Il compito del Pd, riteniamo, dovrebbe essere quello di mettere in moto il processo invece di assuefarsi al suo 20%, e di mettere in campo le risorse di cui dispone, per un percorso unitario che si apra alla sinistra nella sua interezza. Un partito dentro il quale tutti si sentano a casa loro anche se in disaccordo con la maggioranza, dove vi sia spazio per tutti e nessuno resti indietro. Tutte le altre forze di sinistra, da parte loro, partecipino a questo tentativo, ma non per contrattare gli spazi esistenti, piuttosto per aprirne di nuovi e per ‘curvarlo’ nella direzione ritenuta più giusta. Ci sarà modo e tempo per aggiustare il processo, la politica non è matematica, è una messa a punto continua, è un’attività “per lo più”, di donne e uomini alle prese con le loro temperie storiche e la loro richiesta di democrazia e di liberazione, che sia adeguata alle risorse di cui si dispone e ai rapporti di forza attuali. Ci aspettiamo un’ondata fresca di rinnovamento, che non sia solo comunicazione o immagine, ma un flusso profondo, che non riguardi solo la schiuma di superficie ma la carne viva del Paese. In un dialogo aperto con il resto dell’Europa, per essere protagonisti e portare anche fuori dai nostri confini la nostra decisa iniziativa di rinnovamento. Non è più tempo per mezze misure, per questo “ma-anche” quello.

Se ciò accadrà, bene, vorrà dire che la speranza è ancora il motore del cambiamento. Se ciò non avverrà, ci penseranno comunque le nuove generazioni a lavorare sulla libertà, la giustizia, l’equità sociale e sulle contraddizioni e i patimenti sociali. Il fatto che i presenti non sappiano cogliere il senso dei tempi, non vuol dire che questa necessità non esista affatto e che nessun altro possa riuscire nell’intento di offrire un’opportunità di “salvezza”, per quanto fragile o provvisoria, al nostro Paese.

 

 

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