“Strappo costituzionale grave se vincono i Sì”. Intervista a Mario Tronti

Mario Tronti

Intervista da Huffington Post del 23 agosto di Federica Fantozzi

“Il filosofo sul referendum sul taglio dei parlamentari, una legge M5S dal “sapore antipolitico” a cui il Pd non ha saputo opporre un disegno politico organico: “Nei dem vedo un’allergia alle azioni di attacco. Hanno perso per strada la cultura del conflitto”

Se vincerà il Sì al referendum sul taglio dei parlamentari si produrrà “uno strappo costituzionale” dalle conseguenze rilevanti: “Diminuirà l’efficienza del Parlamento, ci saranno difficoltà nel funzionamento delle commissioni che sono il cuore del processo legislativo, soffrirà molto la rappresentanza territoriale”. Mario Tronti, politico, saggista e filosofo, è considerato uno dei padri dell’operaismo teorico degli anni Sessanta. Militante del Pci negli anni Cinquanta, è stato eletto in Senato nel 1992 con il Pds e nel 2013 con il Pd. Per trent’anni ha insegnato all’Università di Siena Filosofia Morale e poi Filosofia Politica. Dal 2004 è presidente della Fondazione Crs (Centro per la Riforma dello Stato) – Archivio Pietro Ingrao.

Oltre a bocciare la riforma costituzionale che dovrebbe ridurre il numero di deputati e senatori, Tronti è molto critico con il Pd cui imputa “un’allergia alle azioni di attacco” e la perdita della “cultura del conflitto”. Vedendo nell’alleanza con i Cinque stelle l’errore di aver salvato questi ultimi dal naufragio del primo governo Conte: “In quel momento si apriva uno spazio da conquistare e in quel momento lo hanno chiuso”.

Professore, lei ha detto al “Riformista” che il voto al referendum di settembre sul taglio dei parlamentari sarà una scelta tra politica e antipolitica, e che a fronte di un piccolissimo risparmio ci sarà un danno enorme alla rappresentanza. Se passa il Sì, sarà uno strappo costituzionale irreparabile? Con quali conseguenze?

Le conseguenze di questo strappo costituzionale sono state ben definite da Massimo Luciani, su “Repubblica”. Rimando alla sua indubbia competenza sull’argomento. Diminuirà l’efficienza del Parlamento, ci saranno difficoltà nella formazione e nel funzionamento delle commissioni, che sono il cuore del processo legislativo, ne soffrirà molto la rappresentanza territoriale, ecc. Ma la cosa più grave è che si tratta della ennesima modifica della Costituzione a pezzettini, al di fuori di un disegno organico. Rimane irrisolto il problema di un bicameralismo perfettamente paritario, che ritarda inutilmente l’iter legislativo, e impedisce la nascita di una Camera più vicina alle esigenze locali, sanando le discrasie tra Stato e regioni che abbiamo visto rinascere nell’emergenza Covid.

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Le “Sardine” votano NO

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Le Sardine si schierano per il NO al Referendum Costituzionale

“Parlare del referendum fa paura, ma non possiamo tacere.
Il 20 – 21 Settembre saremo chiamati alle urne per votare una riforma costituzionale. Riforma che va a modificare profondamente il nostro Parlamento. Tagliando il numero dei parlamentari si mettono in discussione le fondamenta della democrazia parlamentare, con la sua capacità di esprimere il pluralismo e la complessità della società. In un modello maggiormente orientato alla decisione che alla discussione (come quello cui stiamo andando incontro negli ultimi anni) verrà sminuito uno degli elementi imprescindibili della cosa pubblica. Il problema attuale dei nostri rappresentanti non è il sovrannumero, come i populisti vogliono farci pensare, ma la qualità del dibattito e della classe dirigente.

Quindi vi diciamo la nostra.
Ecco quattro motivi tra tanti per cui voteremo NO:

👉 C’È UN PROBLEMA DI RAPPRESENTANZA
Il fine ultimo della rappresentanza è quello di favorire l’identificazione tra elettori ed eletti. Il parlamentare è fondamentale perché deve portare la voce dei cittadini nelle istituzioni. Con il taglio dei parlamentari verrebbe fortemente indebolito questo principio e con lui la centralità del Parlamento, e dunque del popolo, nel sistema costituzionale e democratico. *Ma se i numeri non sono importanti, allora perché non “un uomo solo al comando”?*

👉 1,35€ NON È RISPARMIO
Riducendo i parlamentari a una voce di costo si fa un grave errore. La democrazia e la libertà non si svendono in cambio di un piatto di lenticchie. Nel nostro sistema, la libertà e la democrazia si manifestano anche e soprattutto con la rappresentanza in Parlamento.
La democrazia non è economica né a buon mercato. E non lo è – né può esserlo – perché la democrazia esiste per difendere e attuare politiche per gli ultimi, ovvero quelli che soldi non ne hanno. Questa riforma reazionaria porterà un risparmio in termini di impatto sulla spesa pubblica di 1,35€ per ogni cittadino. Inoltre nessuno dice che il costo dei parlamentari non è al primo posto nel costo pubblico parlamentare.

👉 LA CHIAMATE EFFICIENZA?
Molte leggi sono state varate in tempi brevi, ma questo è sinonimo di efficienza? Le discussioni parlamentari sono un valore e la velocità esecutiva non è efficienza se sacrifica la rappresentanza democratica. La democrazia e la rappresentanza non possono essere né svendute né sottomesse alle leggi del mercato e alla logica dell’efficienza. Inoltre, le commissioni permanenti sono e resteranno 14, per cui un parlamentare dovrà prendere parte a più commissioni.

👉 LE LEGGI ELETTORALI PASSANO, LA RIFORMA COSTITUZIONALE RESTA
Chi ci dice che con un proporzionale puro con sbarramento al 5% tutto si sistemerà, mente. Mente perché la legge elettorale è una norma ordinaria e non sarà inserita nel testo referendario: le leggi elettorali in italia passano più o meno come i governi se pensiamo che dagli anni ‘90 abbiamo visto susseguirsi ben tre leggi elettorali. La Costituzione resta.

Per queste e tante altre ragioni le Sardine si schierano per il NO, contro questa riforma demagogica e dannosa. Esprimiamo massima stima per le ragazze e i ragazzi di NOstra – Comitato Giovanile per il No al Referendum Costituzionale , che da tanti mesi si stanno battendo per evitare che questa modifica costituzionale passi, e invitiamo tutte le forze a cui sta a cuore il Parlamento a unirsi e cooperare per una campagna a difesa della Costituzione.”

#IoVotoNo
#SardineperilNo

Gianni Cuperlo: Voto no per difendere la Costituzione

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Verso il Referendum del 21  settembre la Lista renderà pubblica la sua posizione. Intanto pubblichiamo alcune opinioni. Oggi quella di Gianni Cuperlo del PD, dal suo profilo Facebook del 9 agosto.

“La domanda è relativamente semplice: si può stravolgere l’equilibrio della rappresentanza per evitare alle destre di conquistare Palazzo Chigi? Se vogliamo andare al merito è giusto riconoscere che di questo stiamo parlando, di un taglio dei deputati e senatori operato con le cesoie senza un ridisegno del bicameralismo e motivato, come in anni passati è accaduto anche a sinistra, con la propaganda sui costi della politica. Intendiamoci, costi spesso scandalosi, ma figli di gestioni opache o peggio, vedasi da ultimo la parabola sui 49 milioni rateizzati alla Lega.

A questo metodo e modo di ragionare il Pd per tre volte si è opposto votando contro la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari avanzata a inizio legislatura dai 5 Stelle. Per altro con ottime ragioni, spiegando che la democrazia non è mai solamente un prezzo mentre se la logica si riduce allo spendere meno ci sarà sempre qualcuno in grado di proporre un risparmio più drastico.

Poi è arrivato il Papeete, l’estate dove Salvini si è espulso da solo e noi del Pd siamo tornati al governo un anno dopo la peggiore sconfitta di sempre anticipata da un referendum malamente condotto e peggio ancora perduto.

Al tempo l’argomento decisivo è stata la tenuta dell’ordinamento democratico. Secondo molti andare alle urne avrebbe consegnato il paese a una destra reazionaria accreditata per la prima volta di numeri in grado di cucirsi addosso una Costituzione a misura. Un incubo.

Si è scelta così la via della difesa della democrazia e il 5 settembre un altro esecutivo giurava nelle mani del capo dello Stato. L’accordo muoveva da una premessa giudicata dai 5 Stelle pregiudiziale al resto, il varo della riforma costituzionale. In altre parole, senza quel presupposto ogni ipotesi di alleanza si spegneva prima di nascere. Da lì, con una scelta di responsabilità, il nostro disco verde a un cambio di posizione espresso nel quarto passaggio parlamentare della riforma.

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