Un Papa scatenato…

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 25-09-2015 New York (Stati Uniti) Esteri Papa Francesco apre la 70ma Assemblea Generale dell’Onu Nella foto Papa Francesco durante il suo intervento Photo Roberto Monaldo / LaPresse 25-09-2015 New York (United States) Pope Francis at the opening session of the 70th UN General Assembly In the photo Pope Francis during the speech

Segnalo l’articolo di Jacopo Fo, dalla testata giornalistica People for Planet del 28 settembre, per la sua efficacia comunicativa che ben sottolinea il senso profondo di alcuni messaggi del Papa poco “notati” dalla stampa ufficiale. Vale la pena leggerlo. Eccolo:

” Papa Francesco scatenato: condonare il debito dei Paesi poveri e chiudere i paradisi fiscali.Un discorso pazzesco pronunciato all’assemblea dell’Onu!

Un appello alla solidarietà umana ma anche un manifesto strategico su guerre, salute, lavoro e giustizia sociale. Grazie Papa! E sono particolarmente contento che il Papa stia dando visibilità alla battaglia che da decenni si sta conducendo contro i paradisi fiscali,strumento fondamentale in mano a evasori fiscali, politici corrotti, dittatori e mafie mondiali. Una battaglia che ha portato a grandi risultati, oggi ad esempio la maggioranza dei paradisi fiscali si sono impegnati a fornire i dati dei conti correnti di cittadini italiani (su richiesta); ma c’è ancora molto da fare per decapitare questo sistema di sostegno ai furbi e ai criminali.

Chi se la piglia con i migranti non si rende conto o non vuole rendersi conto che l’Italia perde ogni anno più di 100 miliardi tra evasione e elusione fiscale (i grandi gruppi multinazionali fanno i soldi in Italia e poi pagano tasse ridicole!). Prendersela con i migranti è facile…Da anni aspettiamo che l’Italia faccia una battaglia vera e dura anche contro i paradisi fiscali interni all’Unione Europea… Ma è mai possibile? Facciamo l’unione con chi guadagna aiutando chi non rispetta le nostre leggi! Che cavolo di unione è?!?Una follia!!!

Ecco un breve stralcio dal discorso del Papa:
“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”

Chi volesse leggerlo per esteso può farlo al seguente indirizzo: https://www.peopleforplanet.it/papa-francesco-scatenato-condonare-il-debito-dei-paesi-poveri-e-chiudere-i-paradisi-fiscali/

Firmato il contratto della Sanità privata

” I 100000 dipendenti della sanità privata aspettavano da 14 anni la firma per il rinnovo del contratto di lavoro.

Questa firma è arrivata e ha sancito l’obiettivo storico di questi lavoratori: avere gli stessi diritti e lo stesso salario dei dipendenti della sanità pubblica.
Le resistenze dei datori di lavoro sono cadute di fronte alle lotte unitarie dei sindacati e al nuovo ruolo sociale assunto da tutto il personale sanitario in questi mesi di emergenza Covid.
Un ruolo decisivo è stato svolto dal Ministro Roberto Speranza, segretario nazionale di Articolo Uno, che ha lavorato per giungere a questo risultato così importante.
Lotta unitaria, rivalutazione sociale del lavoro e una politica seria e paziente sono i tre elementi di questa vicenda.
Tre elementi fondamentali per per ricomporre una grande forza del lavoro e governare il Paese nel segno dell’ equità sociale.”

(Latino: 26 settembre 20220)

Addio a Rossana Rossanda

Riprendo da Huffington Post di oggi:

“È morta nella notte a Roma la nostra Rossana Rossanda. Aveva 96 anni”.
Lo fa sapere Il Manifesto, che aggiunge: “Ricorderemo la nostra fondatrice sul giornale in edicola martedì”.

Nata a Pola il 23 aprile 1924, fra il 1937 e il 1940 Rossana Rossanda frequentò il liceo classico Alessandro Manzoni di Milano e anticipò di un anno l’esame di maturità. All’Università Statale di Milano fu allieva del filosofo Antonio Banfi; giovanissima partecipò alla Resistenza e nel 1946 si iscrisse al Pci nel 1946. Nel 1958 entrò nel comitato centrale del Pci e grazie anche alla sua vasta cultura venne nominata dal segretario Palmiro Togliatti responsabile della sezione di politica culturale del Pci, che diresse dal 1963 al 1966.

Deputata alla Camera (1963-68), partecipò nel 1969 alla fondazione del mensile Il Manifesto con Luigi Pintor, Valentino Parlato, Lucio Magri, Aldo Natoli, Luciana Castellina, Massimo Caprara. Accusata di frazionismo, fu radiata dal Pci. Contribuì quindi alla costituzione del movimento politico del Manifesto militando poi nel Partito di unità proletaria per il comunismo (Pdup, 1976-79), di cui fu cofondatrice.

Tra i fondatori del quotidiano Il Manifesto nel 1971, che ha lasciato nel 2012 per discrepanze con l’allora nuova direzione, ne è stata più volte direttrice e, comunque, una delle figure più autorevoli e rappresentative.

Presso Einaudi di recente ha pubblicato l’autobiografico “La ragazza del secolo scorso” (2005), “Un viaggio inutile” (2008) e “Quando si pensava in grande” (2013). Il suo ultimo libro è “Questo corpo che mi abita” (Bollati Boringhieri, 2018).

Tra i suoi libri “L’anno degli studenti” (De Donato, 1968); “Le altre. Conversazioni sulle parole della politica” (Feltrinelli, 1979); con Pietro Ingrao e altri, “Appuntamenti di fine secolo” (manifestolibri, Roma 1995); con Filippo Gentiloni, “La vita breve” (Pratiche, 1996); con Carla Mosca, il libro-intervista all’ex terrorista Mario Moretti, “Brigate Rosse. Una storia italiana” (Anabasi, 1994).

Perchè voto NO

Di seguito la dichiarazione di voto di Marco Coloretti:

“Al referendum del 20 – 21 settembre sul taglio del numero dei parlamentari il mio voto sarà No.

Condivido in pieno il giudizio espresso dalla lista di “Sinistra per Paderno Dugnano” sul fatto che questa prova elettorale non risponde certo né alle principali esigenze di cui ha bisogno il Paese in questa fase complicata che riguarda la salute e l’occupazione dei cittadini italiani, né risponde al bisogno di una riorganizzazione del nostro sistema democratico.

Condivido l’assunto che la qualità della democrazia nel nostro Paese non dipenda dal numero dei parlamentari e che un risparmio sui costi della politica si poteva raggiungere comunque con un taglio a tutti gli emolumenti, oltre a quelli di deputati e senatori.

Quello che mi ha convinto a votare No non è però una ragione di conservazione del sistema, anzi.

Comunque vada il referendum, ci sarà necessità di mettere mano sia alla legge elettorale per la rappresentanza parlamentare sia per la riorganizzazione del funzionamento di Camera e Senato.

In entrambi i casi, passare ad un taglio dei parlamentari ora è una fuga in avanti rispetto a ciò di cui ci sarebbe bisogno per una rivitalizzazione della nostra democrazia.

Per prima cosa, occorre recuperare un rapporto più stringente tra eletti ed elettori, mentre il semplice taglio numerico allontana questa prospettiva.

Di più: con meno eletti, cresce in maniera più rilevante la scelta delle “segreterie” di partito, cioè la possibilità della nomina nelle liste di candidati affini alla “direzione interna” piuttosto che alle istanze che possono manifestarsi nelle città, nei luoghi di lavoro, nelle aggregazioni sociali.

Considerato che questo è già un problema oggi, e considerato che i partiti oggi sono sempre più emanazione di “un uomo solo al comando” (tranne qualche eccezione, ma non impermeabile al rischio), avere un parlamento di sempre più nominati allontana il consenso dei cittadini al di là dell’appartenenza politica, con il relativo indebolimento del sistema democratico.

Se ci mettiamo anche una legge elettorale in vigore che distribuisce premi di “maggioranza” che hanno già evidenziato parecchi limiti – non garantiscono la tenuta governativa, non garantiscono una simmetrica maggioranza politica nelle due Camere – la prospettiva che si apre complica la questione.

Il “semplice” taglio avrà come effetto l’uscita dal parlamento non tanto di qualche “cespuglio” politico artefatto (che si può tranquillamente ricreare a voto avvenuto con l’uscita dei parlamentari dai vari schieramenti), ma di qualche milione di voti che non si vedranno rappresentati in alcun modo.

Su questo occorre riflettere in un momento in cui pare trionfare l’antipolitica a braccetto di un sentimento fortemente populista. Credo che tutti noi vorremmo un efficace sistema democratico all’altezza anche dei tempi, con un funzionamento efficiente delle istituzioni.

Ma credo che per raggiungere l’obiettivo, occorrerebbe prima avere un’idea precisa dell’impianto istituzionale (magari con una camera sola per ridare davvero centralità al Parlamento e a quel punto anche con un numero di parlamentari che si riduce senza bisogno di “tagli” improvvisati) e coniugarlo con un sistema di rappresentanza diffuso (Regioni, Città metropolitane e Comuni) più ordinato nei numeri e nelle competenze.

Perché non resti solo una questione di “ingegneria istituzionale”, occorrerebbe altresì che la discussione passasse davvero attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, non solo per dire si o no, ma per rivitalizzare insieme istituzioni e strumenti di rappresentanza.

Per questo rispondo No a una domanda che si porta dietro di fatto tanti quesiti non risolti.”

Marco Coloretti

La Sinistra e il Referendum

Di seguito il comunicato stampa della Lista “Sinistra per Paderno Dugnano” a proposito della prossima scadenza referendaria del 21 e 22 settembre 2020:

“Il referendum confermativo del 20 – 21 settembre sul taglio del numero dei parlamentari, come si sta dimostrando in questi giorni di campagna elettorale, non risponde certo né alle principali esigenze di cui ha bisogno il Paese in questa fase complicata che riguarda la salute e l’occupazione dei cittadini italiani, né risponde al bisogno di una riorganizzazione del nostro sistema democratico.

“Sinistra per Paderno Dugnano” ritiene che sarebbe stato più opportuno procedere con il taglio delle spese a tutti i parlamentari per centrare l’obiettivo del risparmio, realizzando così una cifra che sarebbe stata persino maggiore di quanto non previsto dal taglio semplicemente numerico.

“Sinistra per Paderno Dugnano” ritiene altresì che la qualità della democrazia in Italia non dipenda dal numero dei parlamentari ma dalla centralità che si vuole dare al Parlamento rispetto alle scelte in ordine economico e sociale, dall’efficacia delle procedure legislative senza continui passaggi doppi tra Camera e Senato, con una chiara definizione delle competenze con gli organismi decentrati (Regioni ma anche Comuni e aree metropolitane che ad oggi non rispondono agli obiettivi di coordinamento e di omogeneità dei territori come erano state pensate, anche per l’assenza di una diretta elezione dei rappresentanti dei cittadini).

“Sinistra per Paderno Dugnano” ritiene poi fondamentale che al taglio numerico dei parlamentari debba essere collegata una legge elettorale che garantisca non solo la governabilità – attualmente è dimostrato che i premi di maggioranza come sono assegnati non garantiscono nulla e che le due Camere possono essere soggette a maggioranze diverse – ma anche il diritto di rappresentanza dei soggetti politici minoritari.

 “Sinistra per Paderno Dugnano” non partecipa come lista ai comitati ma lascia liberi i propri iscritti e simpatizzanti all’adesione, per rendere ancora più forte il senso di trasversalità della nostra lista dentro questa campagna referendaria.

“Sinistra per Paderno Dugnano” infatti non ha nulla da difendere in quanto lista locale e non partito, e proprio per questo mette a disposizione tutte le sensibilità cresciute al proprio interno perché convergano sulla scelta referendaria attraverso il rilancio di un ideale di democrazia sostanziale e rappresentativa,  che trovi soluzione in una profonda riforma di sistema che rimetta al centro la volontà dei cittadini e le scelte di politica economica e sociale che ricadono su noi tutti.”