Perchè voto NO

Di seguito la dichiarazione di voto di Marco Coloretti:

“Al referendum del 20 – 21 settembre sul taglio del numero dei parlamentari il mio voto sarà No.

Condivido in pieno il giudizio espresso dalla lista di “Sinistra per Paderno Dugnano” sul fatto che questa prova elettorale non risponde certo né alle principali esigenze di cui ha bisogno il Paese in questa fase complicata che riguarda la salute e l’occupazione dei cittadini italiani, né risponde al bisogno di una riorganizzazione del nostro sistema democratico.

Condivido l’assunto che la qualità della democrazia nel nostro Paese non dipenda dal numero dei parlamentari e che un risparmio sui costi della politica si poteva raggiungere comunque con un taglio a tutti gli emolumenti, oltre a quelli di deputati e senatori.

Quello che mi ha convinto a votare No non è però una ragione di conservazione del sistema, anzi.

Comunque vada il referendum, ci sarà necessità di mettere mano sia alla legge elettorale per la rappresentanza parlamentare sia per la riorganizzazione del funzionamento di Camera e Senato.

In entrambi i casi, passare ad un taglio dei parlamentari ora è una fuga in avanti rispetto a ciò di cui ci sarebbe bisogno per una rivitalizzazione della nostra democrazia.

Per prima cosa, occorre recuperare un rapporto più stringente tra eletti ed elettori, mentre il semplice taglio numerico allontana questa prospettiva.

Di più: con meno eletti, cresce in maniera più rilevante la scelta delle “segreterie” di partito, cioè la possibilità della nomina nelle liste di candidati affini alla “direzione interna” piuttosto che alle istanze che possono manifestarsi nelle città, nei luoghi di lavoro, nelle aggregazioni sociali.

Considerato che questo è già un problema oggi, e considerato che i partiti oggi sono sempre più emanazione di “un uomo solo al comando” (tranne qualche eccezione, ma non impermeabile al rischio), avere un parlamento di sempre più nominati allontana il consenso dei cittadini al di là dell’appartenenza politica, con il relativo indebolimento del sistema democratico.

Se ci mettiamo anche una legge elettorale in vigore che distribuisce premi di “maggioranza” che hanno già evidenziato parecchi limiti – non garantiscono la tenuta governativa, non garantiscono una simmetrica maggioranza politica nelle due Camere – la prospettiva che si apre complica la questione.

Il “semplice” taglio avrà come effetto l’uscita dal parlamento non tanto di qualche “cespuglio” politico artefatto (che si può tranquillamente ricreare a voto avvenuto con l’uscita dei parlamentari dai vari schieramenti), ma di qualche milione di voti che non si vedranno rappresentati in alcun modo.

Su questo occorre riflettere in un momento in cui pare trionfare l’antipolitica a braccetto di un sentimento fortemente populista. Credo che tutti noi vorremmo un efficace sistema democratico all’altezza anche dei tempi, con un funzionamento efficiente delle istituzioni.

Ma credo che per raggiungere l’obiettivo, occorrerebbe prima avere un’idea precisa dell’impianto istituzionale (magari con una camera sola per ridare davvero centralità al Parlamento e a quel punto anche con un numero di parlamentari che si riduce senza bisogno di “tagli” improvvisati) e coniugarlo con un sistema di rappresentanza diffuso (Regioni, Città metropolitane e Comuni) più ordinato nei numeri e nelle competenze.

Perché non resti solo una questione di “ingegneria istituzionale”, occorrerebbe altresì che la discussione passasse davvero attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, non solo per dire si o no, ma per rivitalizzare insieme istituzioni e strumenti di rappresentanza.

Per questo rispondo No a una domanda che si porta dietro di fatto tanti quesiti non risolti.”

Marco Coloretti

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