Le balle del Labour

Riferisce A. Scotto di MDP:

“Il nuovo gruppo dirigente del @UKLabour sospende @jeremycorbyn

con l’accusa infamante di antisemitismo. Una cosa fuori dal mondo. Nel frattempo riabilita chi portò la Gran Bretagna nella guerra più sporca della storia in Iraq. L’irresistibile vocazione al suicidio della sinistra. “

Più sotto il comunicato dello stesso J.Corbyn :

” I will strongly contest the political intervention to suspend me. I’ve made absolutely clear those who deny there has been an antisemitism problem in the Labour Party are wrong. I will continue to support a zero tolerance policy towards all forms of racism. ” 2:53 PM · 29 ott 2020·Twitter Web App

Fratelli e sorelle tutti

📌 “FRATELLI E SORELLE TUTTI – La politica nell’orizzonte del bene comune, per guarire il mondo”

🎙️ Prolusione di S.Em. Matteo Maria Zuppi

Ne discutono:
Padre Enzo Fortunato,
Elisabetta Piccolotti,
Giuseppe Sala,
Prof.ssa Grazia Portoghesi Tuzi,
Nichi Vendola

Coordinano:
Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire
Antonio Maria Mira, Giornalista – Avvenire

Promosso dalla rete degli ecologisti e della sinistra “Il futuro insieme”

📆 il 27 ott 2020 dalle 11:00 alle 13,00

👇🏼 Iscriviti qui
https://attendee.gotowebinar.com/register/5203082947096181773?source=Newsletter

Al termine dell’iscrizione, riceverai un’e-mail di conferma con informazioni su come partecipare al webinar.

Il cattivo esempio di Padoan

Articolo di A.Scotto Pubblicato su Globalist.it del 16 ottobre 2020

Il moralismo non c’entra niente.

C’entra invece un’idea delle istituzioni, del rispetto del mandato popolare, della separazione tra politica e finanza.

Che il Professor Padoan sia un economista stimato – questo non significa automaticamente che sia stato un buon Ministro dell’Economia – non giustifica la scelta di saltare dalla Camera dei Deputati alla Presidenza di Unicredit senza soluzione di continuità. Un fatto inedito e singolare.

Che fa strame di qualsiasi retorica sul conflitto d’interesse che nel corso degli ultimi anni anche il centrosinistra ha agitato contro i suoi avversari politici.

Se hai guidato per quattro anni il dicastero più importante del Governo e poi sei stato alla Camera dei Deputati in Commissione Bilancio non puoi andare a presiedere una grande Banca.

È un mestiere diverso rispetto alla politica che deve stare sempre sopra agli interessi rappresentati dai privati.

Soprattutto da parte di chi per anni ha impartito lezioncine alla sinistra sulla necessità di diventare liberale: nessun manuale di politica economica sostiene che liberalismo e conflitto di interesse dovrebbero avere rapporti di parentela.

Ma tant’è. Chi si è innamorato del rottamatore come l’ex ministro Padoan evidentemente non ha mai immaginato che questa pratica – che continuo a considerare inaccettabile – possa essere applicata su di sé.

Esporre il proprio schieramento a una polemica scomposta come quella avanzata dalla destra in queste ore sulla commistione tra schieramento progressista e istituti di risparmio è da irresponsabili. Significa lavorare né più né meno per il re di Prussia.

Per anni l’accusa ingenerosa di apparire come una succursale della élite finanziaria del paese ha menomato la capacità di espansione della sinistra nel nostro paese.

L’ha separata dai ceti popolari, l’ha confinata nell’idea di essere la protettrice di interessi avulsi dalla maggioranza della popolazione, l’ha ridotta a una variante del vincolo esterno. Lontani e antipatici.

Soprattutto si è indugiato nella predica paternalistica nei confronti dei cittadini a cui è stato chiesto ripetutamente di fare sacrifici. Perché avevano vissuto al di sopra delle loro possibilità.

Siccome il qualunquismo mi fa schifo, temo che i maggiori propulsori di questa antica malattia italiana siano quegli esponenti dell’establishment che la mattina organizzano convegni sul populismo senza accorgersi di esserne i principali sponsor.

Mi auguro che ci sia una presa di distanza da questa scelta di Padoan, a partire dalla parte politica in cui lui milita. E che si chieda scusa agli elettori del suo collegio.

Che credevano di votare un deputato e invece si sono ritrovati un banchiere. Perché questo episodio ci delinea la difficoltà a ricomporre una frattura che è profonda. Che non si risolve solo con il buon governo. Ma con gli esempi.

E quello di Padoan è un cattivo esempio.”

A Sesto mobilitazione per la salute pubblica. E noi?

A Sesto San Giovanni è in corso una raccolta di firme promosso da Rete Salute e Sanità Pubblica. Ecco i documenti di questa iniziativa che potrebbe essere uno stimolo anche per le forze politiche padernesi.

“Abbiamo deciso di raccogliere le firme su delle richieste molto concrete da rivolgere alle Direzioni della ATS e della ASST. Ti inviamo il modulo con la raccolta firme e un volantino. Se condividi la necessità e l’urgenza di migliorare il sistema sanitario pubblico puoi raccogliere le firme intorno a te, in casa, nel palazzo, tra gli amici.

Poi puoi restituirci le firme raccolte in questi modi:

La consegna delle firme potrà essere fatta direttamente alla Rete Salute Sanità Pubblica il mercoledì 28 ottobre dalle ore 18,00 alle ore 19,00 in via Marx 495 (di fianco alla farmacia), spedendolo come allegato a una email da inviare a: retesalutesanità pubblica@gmail.

I sindacati lombardi per una salute territoriale

Interessante comunicato stampa dei sindacati dei pensionali lombardi, dopo l’audizione presso Regione Lombardia. Non si parla espressamente di Casa della Salute ma i contenuti sono gli stessi. Forse è il caso di riprendere questo argomento in vista del progetto sul Palazzo Sanità:la nostra Casa della Salute territoriale. Leggere e riflettere!

Milano, 30 settembre 2020 COMUNICATO AUDIZIONE SPI – FNP – UILP DAVANTI AL GRUPPO DEI SAGGI SULLA REVISIONE DELLA L.23 / 2015

Il 28 settembre 2020 i sindacati dei pensionati lombardi sono stati convocati in audizione presso Regione Lombardia davanti al “Gruppo dei Saggi”, presieduto dal Dott. Cajazzo, sulla valutazione della l.23/2015 (legge di riforma del Servizio Sanitario Regionale). È risaputo che il percorso che ha preceduto l’emanazione della legge, ha avuto diversi momenti di coinvolgimento del sindacato dei pensionati, insieme alle Confederazioni e ai sindacati della Funzione Pubblica, sfociati in importanti accordi, in particolare quello del settembre 2014 nel quale si sancivano alcuni punti importanti che avrebbero dovuto costituire l’ossatura portante del Sistema Sanitario Regionale e che sono tutt’ora di grande attualità. Durante l’audizione abbiamo evidenziato le criticità che riguardano principalmente i bisogni assistenziali della popolazione anziana e abbiamo chiesto espressamente di mettere al centro del Sistema sanitario il paziente e la sua presa in carico, passando dalle enunciazioni alle azioni concrete.

In particolare abbiamo sottolineato i seguenti aspetti:

– Necessità di realizzare una rete territoriale per le cure primarie partendo innanzitutto dalla creazione di un Polo Territoriale, distinto dal Polo ospedaliero, dotato di una governance separata e con autonomia di budget di spesa

– Nel territorio è necessario individuare dei luoghi fisici in cui devono trovare sede, tra le altre cose, la medicina preventiva, l’igiene pubblica e la presa in carico dei pazienti cronici (che per l’85% sono anziani). Al riguardo è per noi necessario un rapporto più stretto tra Medici di medicina generale e specialisti ambulatoriali, al fine anche di garantire la continuità assistenziale ospedale / territorio.

– L’integrazione sanitaria e socio-sanitaria, che rappresentava uno dei capisaldi della riforma (da attuare anche attraverso l’istituzione di un unico Assessorato Welfare in alternativa agli allora due assessorati ora addirittura diventati tre) non si è sostanzialmente realizzata. Abbiamo sottolineato l’assoluta necessità di procedere destinando le necessarie risorse e coinvolgendo maggiormente i Comuni e le istituzioni.

– Non autosufficienza: abbiamo sollecitato la necessità di aprire con Regione Lombardia un tavolo sulla non autosufficienza che porti ad una offerta di servizi in grado di dare risposta ai diversi bisogni dellepersone anziane, rafforzando l’ADI (Assistenza Domiciliare), ma anche creando una città “a misura di anziano” attraverso un diverso approccio delle politiche abitative e della mobilità. Sulle RSA in particolare abbiamo sollevato il tema dell’adeguamento delle rette, della revisione dei minutaggi di assistenza sanitaria e dei criteri di accreditamento degli enti gestori che garantiscano maggiore trasparenza e possibilità di controllo.

– Rapporto pubblico / privato: è necessario passare dall’attuale regime di concorrenza a quello della sussidiarietà, con controllo e indirizzo dell’offerta sanitaria da parte della Regione.

– Infine abbiamo sostenuto la necessità di ripristinare il servizio di “medicina scolastica” in piena integrazione con i servizi territoriali, anche su base locale che comprenda più istituti scolastici dello stesso territorio, per diventare un valido concreto raccordo tra sanità, famiglie, studenti, giovani e l’intera comunità.

Nell’occasione è stato nuovamente sollevato il tema delle liste d’attesa, sulla cui gestione bisogna intervenire con urgenza per consentire un tempestivo accesso a diagnostica e terapia da parte dei pazienti, tra i quali le persone anziane e fragili subiscono le maggiori criticità. “

“Nuova fase per i progressisti”

Di seguito l’opinione di Giampaolo Pietra , Art.1 di Sesto San Giovanni (29 settembre 2020) .

Italia, il sistema tiene. Ora una nuova fase per i progressisti

I risultati delle elezioni regionali, la partecipazione tutto sommato di questi tempi significativa al voto referendario, le mobilitazioni per la scuola nel momento impegnativo e delicato della riapertura, l’impegno che tutte le sue componenti stanno mettendo in questa difficile fase, il ritorno in piazza dei ragazzi del Friday for Future, le sacrosante richieste sindacali di rinnovo dei contratti che trovano sponda nel governo, la capacità di questo Paese, nella congiuntura drammatica della pandemia di dimostrare di essere altro dai luoghi comuni di gente tutta pizza, mandolino e coppola, l’attenzione che alcune grandi città stanno sviluppando per una diversa e nuova mobilità rendono un’immagine nuova e diversa dell’Italia e fanno emergere l’esigenza di mettere insieme le tessere di un puzzle virtuoso che certamente fatica ad emergere, che ancora è incompleto, ma che esiste ed è vivo, soprattutto nella quotidianità di questa terra troppo spesso prigioniera della retorica negativa su se stessa che oggi sembra dimostrare quanto buone pratiche siano possibili anche qui.

Chiaramente ci sono anche aspetti che non hanno nulla di positivo, Regioni, poche per fortuna, che non hanno voluto e non sono state in grado di rispondere con il rigore e la serietà dovuta all’emergenza che si sta attraversando, ma nell’insieme il sistema Paese sta tendendo, certo con le unghie e con i denti, ma sta tenendo e tanti comunque sono i nodi ancora da sciogliere primo tra tutti il nodo del lavoro e del superamento della profonda crisi che la pandemia ci ha portato.

Di fronte ad uno scenario grave e complesso e di fronte alla dimostrata capacità degli italiani di affrontare una crisi inedita e spaventosa per le conseguenze che può avere, appare sempre più necessario che la politica e le forze sociali siano in grado di intercettare i reali bisogni, di elaborare le risposte necessarie e di esercitare un ruolo di spinta e di regia.

Il Governo, sostenuto dall’unica coalizione possibile per respingere l’attacco delle destre, deve non solo continuare nel ruolo di corretta direzione contro il virus, ma decisamente entrare in una nuova fase costruttiva di vera e propria ricostruzione abbandonando dispute ideologiche sui fondi europei che invece debbono essere, tutti, utilizzati per lo sviluppo e per la messa in sicurezza del Paese.

Anche se nelle elezioni regionali la coalizione di Governo non si è presentata unita, l’elettorato ha compreso che non sono possibili oggi altre strade e la quasi festeggiata in anticipo vittoria delle destre per 7 a 0 si è trasformata in 3 a 4 che la dice lunga sulla richiesta da parte del Paese di continuità e sviluppo di una politica che non sia basata sull’eterna campagna elettorale, bensì sulla ricerca delle migliori soluzioni possibili.

In questo quadro la necessità del rafforzamento e del consolidamento di un vasto fronte progressista è più che mai all’ordine del giorno per affrontare i temi che si hanno di fronte e questo è auspicabile passi attraverso un ripensamento e un ridisegno delle forze che si rifanno ai temi del lavoro, delle politiche ambientali, della necessaria rappresentanza, dei diritti civili.

All’interno di questo schieramento la presenza di un pensiero ecosocialista, radicalmente riformatore deve avere un ruolo centrale di stimolo e di elaborazione; oggi la questione non è se restare fuori o rientrare in un partito, oggi la questione è lavorare per sviluppare questa coscienza nel campo progressista e in generale nel Paese.”