De Petris (Leu): “Non si possono separare i temi dai nomi. Bisogna indicare subito Conte come premier”

Articolo di Giuseppe Pipitone | 31 GENNAIO 2021 da Il Fatto Quotidiano

L’INTERVISTA – La senatrice di Leu e capogruppo del Misto sugli incontri in corso a Montecitorio: “Nel momento in cui si inizierà a discutere di temi, nello stesso istante bisognerà mettere sul tavolo il nome di Conte. Al presidente Fico lo abbiamo detto e lo diremo domani alle altre forze politiche. Renzi dice che i contenuti vengono prima dei nomi? In 70 e passa anni di Repubblica i contenuti si sono quasi sempre discussi con i nomi, cioè con i premier incaricati”

Loredana De Petris

“Da 70 anni il programma si discute col premier incaricato. Non è che i temi possono essere separati dai nomi“. Loredana De Petris lo ripete più volte, nel cuore di una domenica tutt’altro che rilassante. In mattinata – nella doppia veste di capogruppo del Misto e senatrice di Leu – ha incontrato Roberto Fico: era l’ultimo colloquio esplorativo del presidente della Camera. Poi è stata risucchiata dal congresso del suo partito, Sinistra italiana. Quindi, domattina dovrà ripresentarsi a Montecitorio, dove continueranno le consultazioni esplorative della terza carica dello Stato.

Senatrice, uscendo da Montecitorio ha detto che “l’indicazione su Conte non è separabile dai contenuti programmatici”: temete imboscate?
A Fico abbiamo semplicemente detto che per noi Conte deve essere il garante di un accordo programmatico. Non esiste accordo senza garante, non esiste programma senza la persona che dovrà portarlo avanti.

Tutte le altre forze si sono dette favorevoli a un patto di legislatura da sottoscrivere prima di varare un nuovo esecutivo. Voi non siete d’accordo?
Noi siamo assolutamente d’accordo. E a Fico abbiamo pure chiesto che dentro quest’accordo deve trovare spazio la riforma della giustizia e la legge elettorale.

Ma?
Ma questo patto di legislatura deve essere strettamente collegato al nome di Conte. Il nome del premier deve essere fatto nel momento esatto in cui si comincia a scrivere questo patto.

Matteo Renzi, però, ha detto che i nomi arrivano dopo i contenuti: è una trappola?
In 70 e passa anni di Repubblica i contenuti si sono quasi sempre discussi con i nomi, cioè con i premier incaricati. Senza premier con chi discuti di programma?

Teme che una volta trovata la quadra sul programma, i renziani avanzino formalmente un veto su Conte? In quel caso tutti gli altri rischiano di passare per quelli che hanno fatto saltare il tavolo…
Guardi, non sta a me prevedere il futuro. Io mi limito a dire che nel momento in cui si inizierà a discutere di temi, nello stesso istante bisognerà mettere sul tavolo il nome di Conte. Al presidente Fico lo abbiamo detto e lo diremo domani alle forze politiche.

Fico vi ha riconvocato per domattina, dovrete parlare di questi punti programmatici.
I temi che ci dividono e quelli che ci uniscono sono più o meno abbastanza noti. Ma prima di ogni confronto sul programma bisogna metterci d’accordo sul nome. E per noi, giova ricordarlo, l’unico nome di Conte.

Moratti e i vaccini, la “razza padrona” è sempre al lavoro

20 Gennaio 2021 | di G.Pietra (Art.1)

La richiesta di Letizia Moratti (neo vicepresidente di Regione Lombardia nonché assessora al welfare al posto dell’inetto Gallera) al ministro della salute di inserire tra i parametri per la distribuzione del vaccino anti Covid-19 il pil delle regioni oltre a dimostrarci il disprezzo per quanto sancito dalla Costituzione in merito al diritto alla salute, oltre a rendere evidente la continuità della politica sanitaria che la giunta presieduta da Fontana intende perseguire ci dice qualcosa di estremamente chiaro e indiscutibile, ovvero che da parte della destra liberista, dei “padroni del vapore”, la lotta di classe non si è mai sopita. Non è stata, con buona pace anche di chi a sinistra lo sostiene da anni, archiviata, anzi è più che mai rinvigorita, proporzionalmente all’indebolimento della rappresentanza delle classi lavoratrici, allo sgretolamento e alla frammentazione del mondo del lavoro, al disprezzo per il dialogo con le rappresentanze sociali, ai tentativi di annullamento del ruolo dei cosiddetti corpi intermedi, i partiti, i sindacati, qualunque struttura organizzata rappresenti e svolga un ruolo di intermediazione tra i cittadini e lo stato e sia, come sancito dalla Costituzione, fondamentale nello sviluppo democratico del Paese.

La lotta di classe che nel ‘900 era l’arma delle classi subalterne per ottenere condizioni di lavoro e di vita più giuste e umane è oggi la clava in mano alla parte ricca del mondo in difesa dei propri interessi e dei propri privilegi.

Qualcuno ancora ha il coraggio di teorizzare che le classi sociali non esistono più, che quindi la lotta di classe non ha più senso nell’odierno mondo globalizzato e interconnesso e invece la realtà è che oggi la più feroce e spietata lotta di classe la fanno quelli che, giustamente, una volta venivano definiti “padroni” perché la “razza padrona” non si è assolutamente estinta, anzi, e ha in personaggi come Letizia Moratti i suoi rappresentanti ed esecutori, e la signora lo ha ben dimostrato tanto da ministra che da sindaca di Milano.

Certo, l’immagine della società odierna e della sua composizione non è la stessa di alcuni decenni fa dove la classe lavoratrice, i produttori, era in grado di rivendicare diritti e di raggiungere sacrosanti obiettivi. Oggi la società è frammentata, il mondo del lavoro è sparso tra mille rigagnoli con differenze abissali e ingiustizie profonde che questa frammentazione porta con sé, abbassando sempre di più le condizioni di lavoro, di vita e di dignità.

Di più ai ricchi e meno, sempre meno, ai poveri: questo è il significato del messaggio che la signora milanese lancia ed è quello che sempre nella sua vita ha portato avanti perché più aumentano i poveri e più i pochi ricchi si arricchiscono.

Il frullatore cui è stata sottoposta la società ha mischiato ceti sociali e classi creando il divario gigantesco che oggi esiste tra una ultra minoranza di ricchi e la platea enorme dei poveri e dei nuovi derelitti, spazzando via per prima una classe media e poi riducendo in molte situazioni a poco più che schiavi quelli che già si trovavano in fondo alla piramide a fare da base sicura per chi invece ne stava ai vertici.

In un Paese dove non ha più senso parlare ancora di “relazioni industriali”, dato che da un lato ormai quasi non esistono più le industrie come si intendevano un tempo e dall’altro non esistono più quelli che dovevano essere gli interlocutori, gli uni dispersi nei mille rivoli del “lavoro moderno” e gli altri usciti dalla configurazione di registi della produzione e quindi in qualche modo del progresso, dediti oggi solo alla speculazione finanziaria finalizzata esclusivamente all’arricchimento, priva di ogni scopo sociale e di ogni traguardo comune, è sicuramente difficile districarsi, ma lo sforzo per riuscirci deve esserci, è oggi più necessario che mai perché la “razza padrona” è sempre al lavoro.

Per tutto questo oggi lavorare per la costruzione di un grande soggetto rappresentativo delle necessità di tutto il Paese, di difesa della parte più esposta e più colpita e impoverita, della rivendicazione e riconquista dei diritti e dell’universalità dell’accesso ai servizi essenziali, primi tra tutti l’istruzione, la salute e il lavoro è un obiettivo imprescindibile e irrinunciabile.

Nessuno si salva da solo e la salvezza di pochi a danno dei tanti è solo una strada che porta al baratro, per tutti, inevitabilmente; pensiamoci con giudizio e determinazione, riprendiamo in mano la lotta di classe, perché è una lotta per tutti, non possiamo permettere che vincano e distruggano il mondo le Letizie Moratti.

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De Petris e Fornaro: fare quadrato intorno a Conte

Governo: De Petris e Fornaro, fare quadrato intorno a Conte

14 Gennaio 2021 Politica

“Aprire una crisi in piena pandemia, nel cuore della crisi economica, mettendo a rischio il Recovery Plan e proprio quando siamo di fronte a un appuntamento importantissimo come la presidenza del G20 è un atto di irresponsabilità letteralmente senza precedenti”. Lo affermano i capigruppo di LeU Loredana De Petris e Federico Fornaro.

“Oggi non c’è altra strada che far quadrato intorno a questo governo e al suo premier, intorno all’asse strategico composto dai tre partiti della maggioranza e al progetto di ricostruzione e allargamento di questa coalizione. Dunque senza giochi politicanti ma solo confermando con chi le condivide, in Parlamento, le ragioni che impongono di non mettere a repentaglio il futuro dell’Italia e di ricostruire il Paese su basi fortemente innovative”, concludono De Petris e Fornaro.

Alla sinistra manca il partito nuovo..

L’ennesimo dibattito a sinistra. Interessante si, ma utile? Non so.

Corre l’obbligo però di segnarlo agli appassionati del genere che, per la verità, credo siano anche un un bel pò disincantati. Comunque di seguito l’intervento di P.Bersani del 6 gennaio (dal sito di Art.1) che richiama gli interventi di Ardeni e Bonaga, Nadia Urbinati e G. Cuperlo sul Manifesto.

Ed infine segnalo, ancora sul Manifesto quello di A.Floridia dal titolo “Non sono le idee che mancano, alla sinistra manca il partito nuovo”.

Organizziamoci, e discutiamo progetto e soggetto di Pier Luigi Bersani

La cittadinanza partecipata descritta sul manifesto da Pier Giorgio Ardeni e Stefano Bonaga non è un’ipotesi. È una realtà già presente. L’ipotesi, semmai, è che essa possa affermarsi come un pilastro strutturale. L’isocrazia, per dirla con gli autori, capace di dare qualità e forza al processo democratico.

È una realtà che non deriva fatalisticamente dalla frammentazione del sociale. Sarebbe anzi l’ora di sottrarre la frammentazione al campo della sociologia per metterla nel cuore della politica, essendo quella il principale veicolo delle disuguaglianze.

Una legge sulla rappresentanza e il valore erga omnes della migliore contrattazione non unificherebbero il sociale? E una riforma fiscale che recuperasse generalità e progressività, e la chiusura delle enormi falle dell’universalismo nella sanità e nell’istruzione non farebbero altrettanto? La cittadinanza partecipata tuttavia rimarrebbe, perché essa deriva da un processo di maturazione del sociale nella soggettività e negli strumenti. Un processo che, certo, si afferma anche perché incontra un vuoto che sente di dover colmare. Non dobbiamo riferirci solo alle vicende ben rilevanti delle Sardine.

Un esempio. Nel grande stabilimento Amazon di Castel San Giovanni un gruppo di giovani dipendenti si rivolse alla Cgil per avere un aiuto tecnico. Non sopportavano tante cose della loro vita. Ad esempio, che la turnazione fra giorno e notte fosse decisa paternalisticamente dal responsabile del personale con il metodo one to one, senza criteri equi e oggettivi. Di qui, vertenza, lotta, accordo, referendum. Approvazione larghissima, anche da parte di molti che avevano da rimetterci. Arrivarono telefonate da tutto il mondo. Era l’unico caso in cui Amazon cedeva almeno in parte a una logica non sua. Fu un fuoco, dunque, ma non incendiò la prateria!

Così succede spesso alle esperienze di “cittadinanza partecipata” che già esistono. La potenza, quando si esprime, ripiega nella potenzialità. Una potenzialità, tuttavia, finalmente accertata e riconosciuta. Non un fuoco fatuo, dunque, ma semmai brace che resta sotto la cenere.

Non conosco esperienze di protagonismo sociale che non amerebbero sentirsi in un campo vasto e plurale segnato da valori e dentro a un progetto generale nel quale agire in autonomia. Un amore non ricambiato: questo è il rapporto con la politica. E qui si affaccia, come leggiamo da Nadia Urbinati, e da Gianni Cuperlo sul manifesto di ieri, la questione del partito. Pesante, leggero. Ma il peso in proporzione a quale funzione? L’idea di un partito che essendo presente in ogni luogo organizza il sociale è un anacronismo nostalgico e irreale. L’idea di un partito che si addensa solo nei piani alti delle istituzioni e della comunicazione è parte della malattia.

Ci vuole un partito che promuova uno spazio aperto e plurale e lo delimiti affermando valori e discriminanti e che costruisca il progetto nuovo per il paese. Nel fare questo, un partito che incoraggi ovunque una cittadinanza attiva e abbia cultura, linguaggi e organizzazione per mettersi in reciprocità col sociale (un partito che sia anche infrastruttura, dicevo da segretario, non senza accorgermi di qualche sorriso di compatimento).

Siamo ben lontani da tutto questo. Ci vorrebbe il coraggio di organizzare un luogo per discutere del progetto e del soggetto di una sinistra nuova. L’alternativa che molti sembrano preferire è attendere gli eventi, ben fermi sulle gambe. A me non sembra la soluzione.

A proposito di diseguglianze e sostenibilità..

Meno disuguaglianze, più sostenibilità: l’esempio di Ri-diamo a Travacò

5 Gennaio 2021  di Nando Perrucci: dal sito di ART.1

Travacò Siccomario è un comune alle porte di Pavia, 4600 residenti e confluente di 2 importanti fiumi, Po e Ticino. Territorio molto vasto, circondato da argini per evitare inondazioni, destinato a uso agricolo e per secoli inviso alla residenza per umidità e nebbie. Con lo sviluppo urbanistico degli anni ’70 e una accresciuta sensibilità all’ambiente e al verde è diventato progressivamente molto appetibile dai costruttori e solo una politica amministrativa abbastanza ferma e accorta ha evitato da un lato sfregi al territorio e dall’altro ha coltivato e irrobustito le sue caratteristiche attraverso una larga rete di piste ciclabili, raccolta differenziata porta a porta, associazionismo diffuso.

A tutt’oggi la lista civica che governa Travacò è imperniata sui valori e la sensibilità della tutela ambientale, della salvaguardia del territorio, della solidarietà e della partecipazione dei cittadini. Sia nella costruzione dei programmi che nei percorsi di realizzazione degli stessi.

L’idea di far nascere un “Centro del Riuso” a Travacò è emersa in un incontro pubblico preelettorale, di definizione del programma per le elezioni Comunali nel 2014, con le seguenti riflessioni:

  • Ciascuno conserva in casa, chi più chi meno, cose in buono stato di tutti i tipi, che non usa più, che gli spiace buttar via, che non porterebbe mai a un mercatino dell’usato, ma che metterebbe volentieri a disposizione per fare una buona azione e aiutare chi ha bisogno. O semplicemente per ridare nuova vita all’oggetto invece di distruggerlo.
  • La crisi economica ha colpito anche fasce di popolazione locale, sia con la disoccupazione che con la riduzione di reddito disponibile, allargato diseguaglianze.
  • Vi era un uso abbondante e distorto della discarica ove dovrebbero confluire, per logica, solo i rifiuti e non quanto può essere recuperato attraverso il recupero, il riciclo e il riuso.
  • Obiettivo anche una riduzione o compressione della relativa tassa Tari.
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