Sentenza storica a Londra

il Manifesto del 20 febbraio informa di un’altra sentenza storica, stavolta dalla Corte Suprema di Londra, che riconosce lo status di lavoratore dipendente agli autisti di Uber.

Un altro passo avanti per disvelare il carattere classista e non neutro di qualsiasi “algoritmo” che entri nell’organizzazione del lavoro pretendendo dio nascondere la “mano del Capitale”.

Ricordiamo anche la sentenza del Tribunale del lavoro di Bologna contro l’app e il sistema del ranking reputazionale che classifica e mappa i turni dei lavoratori di Deliverroo. 

Il Tribunale aveva condannato l’azienda per “condotta discriminatoria nei confronti del rider e della CGIL. Interessante la motivazione della sentenza: ”Quando vuole la piattaforma può togliersi la benda che la rende cieca o incosciente e riservare un trattamento particolare al rider punendo comprovate ragioni dotate di rilievo giuridico, prima fra tutte ma non sola l’esercizio del diritto di sciopero costituzionalmente garantito.

La CGIL aveva così commentato: ”L’ordinanza dimostra che le aziende come Deliveroo e tutta la cosiddetta economia 4.0 non sono diverse perché si gestiscono con un algoritmo, in realtà si comportano esattamente come le altre e discriminano chi sciopera”.

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