Accordo con Just Eat: i riders sono lavoratori dipendenti con i diritti

Dopo lo sciopero del 26 marzo cade il primo muro della «Gig economy»

Dopo cinque anni di lotte uno dei muri nel mondo delle consegne a domicilio tramite algoritmo è crollato.

I riders che lavorano per Just Eat diventeranno lavoratori dipendenti e hanno ottenuto il contratto della logistica.

L’accordo è stato firmato ieri dall’azienda con le categorie di Cgil, Cisl, Uil dei trasporti e dei lavoratori atipici pochi giorni dopo lo sciopero nazionale dei ciclofattorini organizzato dalla rete «Rider per i diritti» venerdì 26 marzo in una giornata di convergenza delle lotte con i lavoratori dello spettacolo e i lavoratori della logistica.

“È un risultato politico e contrattuale significativo e storico”.

Ai lavoratori sono stati riconosciuti tutti diritti, le loro lotte e i loro sindacati li hanno aiutati e per la prima volta è caduto il tabu’ dell’algoritmo “muto e sordo”. Sono lavoratori dipendenti hanno i diritti di tutti i lavoratori.

Anche nella sede americana di Amazon, in questi giorni, i lavoratori hanno scelto di unirsi in sindacato. Un’altra buna notizia

Erdoğan e la violenza sulle donne

Erdoğan ritira la Turchia dalla Convenzione sulla violenza alle donne. L’ennesimo tassello di una strategia politica che da anni attacca le donne

Già dallo scorso anno  le donne curde manifestavano la loro protesta contro il regime turco attraverso la campagna “Le 100 ragioni delle donne per processare Erdogan”, per portare il regime turco di fronte alla Corte dell’Aja per le sue politiche femminicide, i  crimini di guerra, gli attacchi contro la cultura e l’identità di un popolo.

Negli ultimi dieci anni nella sola Turchia sono state uccise più di 2.600 donne, sotto il governo Akp le violenze sono aumentate del 1.400%.

Da un’intervista a Melike Yasar, portavoce del  comitato per le relazioni internazionali del Movimento delle donne curde in Europa:

“…Con l’aumento della natura aggressiva delle politiche interne ed estere del governo Erdogan sono aumentate anche le politiche femminicide, con cui l’Akp porta avanti anche una politica “societacida”. Il fascismo, sistema più di altri è dominato dal maschio, può perpetuarsi solo attraverso la posizione colonizzata delle donne. La Turchia è il paese con il più alto numero di prigioniere politiche e sotto il governo Akp le violenze sono aumentate del 1.400%. Questa esplosione non è disconnessa dalle politiche di Stato. Nelle regioni occupate dallo Stato turco, le donne sono rapite, stuprate, vendute e massacrate. È un assalto al potere e all’azione delle donne, rese oggetto e spinte verso ruoli di genere conservatori, costantemente soffocate dallo Stato e dalla società patriarcale.  Come ovunque nel mondo, le donne sono una forza importante della resistenza in Turchia. Il Tjk-E (Movimento delle donne curde) è in prima linea nella presa di coscienza delle donne. Con il femminicidio lo Stato prova ad eliminare l’opposizione e quindi ogni prospettiva di cambiamento, prendendo in ostaggio una società”

In questo contesto si inserisce la vergognosa azione della Turchia di uscire dalla convenzione di Istanbul che introduce strumenti importanti e vincolanti, per gli stati che vi hanno aderito, per combattere la violenza sulle donne, prevenire gli abusi e perseguire penalmente i responsabili. Il governo turco di Ankara sostiene di non aver bisogno della convenzione perché il loro sistema giudiziario nazionale tutela le donne, ma i dati dicono il contrario: 300  femminicidi in più nel 2020. Quest’anno in Turchia già 74 donne sono state uccise per mano di uomini.

La violenza contro le donne è un problema che coinvolge tutti, l’uscita dalla Convenzione è un segno dell’allontanamento della Turchia dall’Europa ed è importante che l’Unione europea prenda una posizione ferma e decisa. E’ importante dimostrare alle migliaia di donne turche che sono scese in piazza a manifestare la loro rabbia per chiedendo di ritirare subito la decisione,  che noi ci siamo, che la loro battaglia è anche la nostra e per questo, come Sinistra per Paderno Dugnano, aderiamo alle iniziative di mobilitazione a sostegno delle donne turche, in particolare Invitiamo tutti a sottoscrivere  la petizione” La Turchia non si ritiri dalla Convenzione di Istanbul per la protezione delle donne “.

Potete firmare la petizione al seguente link:

http://chng.it/HCPYjqFxtc?fbclid=IwAR14pJfaz_O72YT1PlAPGdfnr2B1duDQOl3UYEl6TTZ83WLsENm_w50e58s

Con la campagna “100 ragioni per perseguire il dittatore”, vogliamo sia attirare l’attenzione sui femminicidi che accadono nella nostra società, sia puntare il dito contro i responsabili. Non vogliamo solo rendere noti i crimini di guerra, le politiche femminicide e gli attacchi contro la cultura e l’identità di un popolo.

Erdogan commette un nuovo crimine ogni giorno, crediamo che sia il momento di punirlo.

Un mosaico di volti che parte dalla fondatrice del Pkk Sabine Cansiz e le attiviste Fidan Dogan e Leyla Soylemez, uccise nel 2013 a Parigi; passa per Kader Ortakaya, uccisa dall’esercito nel 2014 a Suruc durante una marcia per Kobane, e per Amina Waissi, colpita a morte da un drone lo scorso giugno nel Rojava; fino alle donne che hanno perso la vita nell’assedio di Cizre, nascoste senza cibo e acqua nelle cantine delle loro case, e a quelle massacrate dagli attacchi aerei sul campo profughi di Makhmour.

Giornata mondiale dell’acqua

In occasione della giornata mondiale dell’acqua pubblichiamo un contributo di Sinistra per Paderno Dugnano a proposito del Parco dell’acqua la cui costruzione è prevista per il territorio del quartiere di Calderara.

Un Parco dell’Acqua si ma pulita

In questi mesi si si è aperta una discussione, in città, sulla proposta avanzata dal Consorzio dell’Acqua Potabile all’Amministrazione Comunale di realizzare a Calderara un SEVESO RIVER PARK, dal costo di 7,2 milioni.

Un “Parco dell’acqua” di 14 ettari come quelli già realizzati con successo a Gorla Maggiore, al Parco Adda Mallero (So), al Krupp Park di Essen. Gli obiettivi dichiarati sono altisonanti: “un miglioramento della gestione delle acque meteoriche, la qualificazione del sistema naturale e la crezione di spazi polivalenti per la socialità”. Un’opera che sembra andare nella direzione di una risposta ai cambiamenti climatici, alla difesa del suolo dell’alveo del Seveso e del migliorameno ambientale con la creazione di nuovi spazi verdi. In realtà questo progetto ha soprattutto l’obiettivo di frenare le acque meteoriche prima che vengano immesse nuovamente nel Seveso e allaghino Milano. In sostanza si tratta di una vasca di laminazione delle acque meteoriche e di sfioro delle fognature. Infatti il cuore del progetto è costituito da tre vasche di fitodepurazione, da un bacino di ritenzione di 6.000 mq e da un secondo bacino di infiltrazione di 12.000mq.

La proposta di realizzare un Parco dell’Acqua a Calderara può essere un’occasione di riqualificazione ambientale di un pezzo di territorio. Noi non vogliamo “addolcire la pillola” con piante, fiori ed erbe aromatiche ma cogliere le criticità, che ci sono, per impedire che una potenzialità diventi un elemento di ulteriore degrado.

Noi di Sinistra per Paderno Dugnano Siamo favorevoli per almeno tre motivi:

1. Il costruendo Parco dell’Acqua, delimitando il centro urbano, sottrae una parte del territorio comunale a nuove richieste edificatorie e può fungere, come area verde, da mitigazione ambientale della Rho-Monza;

2. Questa area potrà diventare ANCHE un nuovo parco urbano a disposizione del benessere dei nostri cittadini, con un circuito cilopedonale, spazi polifunzionali attrezzati e aree boscate (secondo il progetto);

3. Questo parco potrà essere il corridoio di collegamento tra il PLIS Grugnotorto (oggi Grubria) e il vicino Parco Nord di Cusano Milanino contribuendo alla realizzazione della Dorsale verde del nord Milano

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Speranza: ora rigore contro le varianti. Dalla crisi nasca un nuovo partito

Intervista a Il Corriere della Sera di Monica Guerzoni, 7 Marzo 2021

Chiuso da un anno nella trincea della guerra al virus, Roberto Speranza ha voglia per un giorno di «togliersi il camice e ragionare di politica». Ma mentre il ministro della Salute parla della sinistra da rifondare, i dati allarmanti del Covid lo richiamano in battaglia.

Perché, dopo esserci fatti cogliere di sorpresa dalla seconda ondata, non riusciamo a fermare la terza?
«La seconda non è mai finita, assistiamo a una ripresa molto forte dovuta all’impatto delle varianti, che ci sta portando a misure sempre più restrittive sui territori».

Imporrete coprifuoco anticipato e lockdown nazionale, almeno nei weekend?

«Abbiamo confermato il modello per fasce perché ci sono situazioni geografiche molto diverse. È chiaro che monitoreremo giorno per giorno l’evoluzione epidemiologica, adattando le misure alla luce delle varianti».

Sui vaccini l’Italia è in grave ritardo. Figliuolo farà meglio di Arcuri?
«I nostri numeri sono in linea con Germania e Francia. Figliuolo farà un gran lavoro, che ci consentirà di accelerare ancora di più la campagna quando finalmente avremo molte più dosi».

Se Salvini ne ha ottenuto il siluramento, non è perché Arcuri ha fallito?

«Arcuri va ringraziato per il lavoro straordinario fatto. Se oggi abbiamo mascherine e respiratori e abbiamo fatto 186 mila vaccinazioni in un giorno è anche merito suo».

Gelmini al posto di Boccia sposta a destra la mediazione tra rigoristi e aperturisti?
«Io sono rigorista perché sono realista. Ricevo chiamate preoccupate dei governatori, che stanno firmando ordinanze restrittive anche da zone rosse. Gelmini è molto consapevole della serietà della situazione».

Lei si augura che Zingaretti torni in sella?
«Il grido di dolore di Zingaretti ha tolto il velo alle contraddizioni del Pd e aperto una crisi che riguarda tutti i progressisti. Quello che c’è oggi non basta e quello che serve ancora non c’è. Con il virus che ha stravolto le esistenze, anche il nostro campo deve profondamente cambiare».

Inevitabile, ma come?
«La pandemia ha riposto l’accento sul primato di alcuni diritti irrinunciabili e non negoziabili. Beni pubblici fondamentali come il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro e la grande questione dello sviluppo sostenibile vanno difesi, non possono essere affidati alle sole logiche del mercato. Attorno a questi temi c’è lo spazio per rifondare una sinistra larga e plurale. Le soggettività politiche esistenti si stanno dimostrando insufficienti per rispondere alla domanda di protezione che viene dalla società. Il Pd ha mostrato i suoi limiti, ma anche le esperienze costruite al di fuori del Pd non hanno raggiunto gli obiettivi».

Pentito della scissione con D’Alema e Bersani?
«Assolutamente no, le ragioni di fondo restano valide ma siamo in un’altra fase, è ora di mettersi tutti in discussione per costruire una nuova grande forza politica che interpreti la domanda di cambiamento delle generazioni più giovani, penso anche alle Sardine. Le soggettività del campo democratico sono deboli, ma per paradosso i nostri asset fondamentali, come l’universalità delle cure o il vaccino bene pubblico, non sono mai stati più attuali».

Draghi giova alla destra e sgretola la sinistra?
«Il campo democratico è più frammentato e in difficoltà, la sfida è trasformare questa crisi in una opportunità».

Bonaccini che dialoga con Salvini sul vaccino Sputnik è il leader giusto per il Pd?
«È un’illusione pensare che i problemi grandi che abbiamo di fronte siano risolvibili cambiando un nome. Io pongo il tema di un superamento delle forze che ci sono oggi, lo stesso tema che credo abbia posto Zingaretti».

Che fine farà l’alleanza tra Pd, M5S e e LeU?
«Credo molto in questa alleanza e guardo con grande attenzione al processo nel Movimento. Spero che anche il ruolo di Conte, con cui conservo un rapporto vero e costante, possa rendere più robusta questa prospettiva».

Teme la «golden share» di Salvini sul governo?
«Le scelte in politica sanitaria dimostrano il contrario, perché mettono al centro la tutela della salute. Avere la golden share non significa comunicare tre volte al giorno, contano gli atti».

Lei vede una continuità tra Conte e Draghi sulla linea del rigore, ma le scuole chiuse e i ristoranti aperti non dimostrano il primato dell’economia sulla salute?
«No, la priorità resta il diritto alla salute. Ogni scelta di didattica a distanza comporta sofferenza, ma c’è una recrudescenza significativa del virus, la variante inglese è molto più rapida soprattutto nelle generazioni più giovani».

Perché allora non ascolta Veltroni, che suggerisce di vaccinare i ragazzi?
«Le scelte etiche sono sempre rispettabili, ma 6 decessi su 10 riguardano persone con più di 80 anni, vaccinarle significa salvare loro la vita. È la cosa più nobile che c’è».