Speranza: ora rigore contro le varianti. Dalla crisi nasca un nuovo partito

Intervista a Il Corriere della Sera di Monica Guerzoni, 7 Marzo 2021

Chiuso da un anno nella trincea della guerra al virus, Roberto Speranza ha voglia per un giorno di «togliersi il camice e ragionare di politica». Ma mentre il ministro della Salute parla della sinistra da rifondare, i dati allarmanti del Covid lo richiamano in battaglia.

Perché, dopo esserci fatti cogliere di sorpresa dalla seconda ondata, non riusciamo a fermare la terza?
«La seconda non è mai finita, assistiamo a una ripresa molto forte dovuta all’impatto delle varianti, che ci sta portando a misure sempre più restrittive sui territori».

Imporrete coprifuoco anticipato e lockdown nazionale, almeno nei weekend?

«Abbiamo confermato il modello per fasce perché ci sono situazioni geografiche molto diverse. È chiaro che monitoreremo giorno per giorno l’evoluzione epidemiologica, adattando le misure alla luce delle varianti».

Sui vaccini l’Italia è in grave ritardo. Figliuolo farà meglio di Arcuri?
«I nostri numeri sono in linea con Germania e Francia. Figliuolo farà un gran lavoro, che ci consentirà di accelerare ancora di più la campagna quando finalmente avremo molte più dosi».

Se Salvini ne ha ottenuto il siluramento, non è perché Arcuri ha fallito?

«Arcuri va ringraziato per il lavoro straordinario fatto. Se oggi abbiamo mascherine e respiratori e abbiamo fatto 186 mila vaccinazioni in un giorno è anche merito suo».

Gelmini al posto di Boccia sposta a destra la mediazione tra rigoristi e aperturisti?
«Io sono rigorista perché sono realista. Ricevo chiamate preoccupate dei governatori, che stanno firmando ordinanze restrittive anche da zone rosse. Gelmini è molto consapevole della serietà della situazione».

Lei si augura che Zingaretti torni in sella?
«Il grido di dolore di Zingaretti ha tolto il velo alle contraddizioni del Pd e aperto una crisi che riguarda tutti i progressisti. Quello che c’è oggi non basta e quello che serve ancora non c’è. Con il virus che ha stravolto le esistenze, anche il nostro campo deve profondamente cambiare».

Inevitabile, ma come?
«La pandemia ha riposto l’accento sul primato di alcuni diritti irrinunciabili e non negoziabili. Beni pubblici fondamentali come il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro e la grande questione dello sviluppo sostenibile vanno difesi, non possono essere affidati alle sole logiche del mercato. Attorno a questi temi c’è lo spazio per rifondare una sinistra larga e plurale. Le soggettività politiche esistenti si stanno dimostrando insufficienti per rispondere alla domanda di protezione che viene dalla società. Il Pd ha mostrato i suoi limiti, ma anche le esperienze costruite al di fuori del Pd non hanno raggiunto gli obiettivi».

Pentito della scissione con D’Alema e Bersani?
«Assolutamente no, le ragioni di fondo restano valide ma siamo in un’altra fase, è ora di mettersi tutti in discussione per costruire una nuova grande forza politica che interpreti la domanda di cambiamento delle generazioni più giovani, penso anche alle Sardine. Le soggettività del campo democratico sono deboli, ma per paradosso i nostri asset fondamentali, come l’universalità delle cure o il vaccino bene pubblico, non sono mai stati più attuali».

Draghi giova alla destra e sgretola la sinistra?
«Il campo democratico è più frammentato e in difficoltà, la sfida è trasformare questa crisi in una opportunità».

Bonaccini che dialoga con Salvini sul vaccino Sputnik è il leader giusto per il Pd?
«È un’illusione pensare che i problemi grandi che abbiamo di fronte siano risolvibili cambiando un nome. Io pongo il tema di un superamento delle forze che ci sono oggi, lo stesso tema che credo abbia posto Zingaretti».

Che fine farà l’alleanza tra Pd, M5S e e LeU?
«Credo molto in questa alleanza e guardo con grande attenzione al processo nel Movimento. Spero che anche il ruolo di Conte, con cui conservo un rapporto vero e costante, possa rendere più robusta questa prospettiva».

Teme la «golden share» di Salvini sul governo?
«Le scelte in politica sanitaria dimostrano il contrario, perché mettono al centro la tutela della salute. Avere la golden share non significa comunicare tre volte al giorno, contano gli atti».

Lei vede una continuità tra Conte e Draghi sulla linea del rigore, ma le scuole chiuse e i ristoranti aperti non dimostrano il primato dell’economia sulla salute?
«No, la priorità resta il diritto alla salute. Ogni scelta di didattica a distanza comporta sofferenza, ma c’è una recrudescenza significativa del virus, la variante inglese è molto più rapida soprattutto nelle generazioni più giovani».

Perché allora non ascolta Veltroni, che suggerisce di vaccinare i ragazzi?
«Le scelte etiche sono sempre rispettabili, ma 6 decessi su 10 riguardano persone con più di 80 anni, vaccinarle significa salvare loro la vita. È la cosa più nobile che c’è».

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