La salute non è una merce

 

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E’ in corso la manifestazione-presidio indetta dal Forum Diritto alla salute e da altre 25  associazioni da tutta Italia per chiedere una profonda riforma della sanità ,dopo il coronavirus. “La salute non è una merce, la sanità non è un’azienda” sarà uno degli slogan della manifestazione che si tiene davanti al ministero della Salute.

L’Italia di sotto e l’urgenza di un vero New Deal

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Articolo di Marco Revelli (Il Manifesto 30 giungo)

Lavoro. C’è una parte di Paese che ha pagato in modo feroce il proprio prezzo al virus, e che ora rischia di continuarlo a pagare a una congiuntura che non promette niente di buono. Nei primi 5 mesi dell’anno con la cassa integrazione persi oltre 5 miliardi di euro, perché il salario effettivamente coperto è poco superiore alla metà della remunerazione.

Un mondo nel quale bastano un paio di mesi di rallentamento (di lockdown) per aprire i crateri sociali che ora, giorno per giorno, andiamo scoprendo, è un mondo fatto male. Malissimo.

Una società nella quale si aprono le diseguaglianze abissali che stiamo misurando, non è neppur degna di questo nome. È peggiore dello stato di natura hobbesiano.

Man mano che si solleva il velo che ci aveva schermato la vista nel tempo in cui tutti gli occhi erano fissi sui reparti di terapia intensiva, abbiamo la misura di quanto alto sia stato il prezzo pagato dal mondo del lavoro – dai lavoratori, in primo luogo da quelli manuali – e dagli strati più deboli.

Con la cassa integrazione, per esempio, che sembrava l’ammortizzatore sociale per eccellenza dei «garantiti».

Sapevamo che erano all’incirca 8 milioni i lavoratori interessati, tra Ordinaria (la grande maggioranza) e Straordinaria. Ma scopriamo solo ora che quella che hanno perso nei primi cinque mesi dell’anno è una cifra spaventosa: oltre 5 miliardi di euro, perché la parte di salario effettivamente coperta dalla Cig è poco superiore alla metà di una remunerazione già assai misera anche in tempi normali.

E questa è solo la sezione visibile del massacro sociale fotografato dal rapporto dell’associazione Lavoro&Welfare presieduta da Cesare Damiano, con cifre impressionanti: quasi due miliardi di ore di Cassa integrazione (1 miliardo e 794 milioni) in buona parte concentrate nel trimestre del lockdown, più di quanto si era registrato in tutto il 2010, l’anno più nero della crisi post subprime, il 1400% in più rispetto al 2019, con punte del 1800% e del 2600% nel nord-ovest e nel nord-est.

Poi ci sono quelli ancor meno «garantiti» – l’arcipelago della Cassa integrazione in deroga – normalmente non coperti o non più copribili, i dipendenti delle imprese povere soprattutto del commercio e del settore alberghiero (una platea di 3 milioni di lavoratori) che hanno visto le ore perdute crescere di una percentuale iperbolica (il 14.303% in più rispetto all’anno precedente), con 46 milioni di ore e con oltre 1 milione di domande solo in piccola parte riconosciute e pagate, per i ritardi dovuti soprattutto al collo di bottiglia costituito dalle Regioni. Molti di loro stanno ancora aspettando le tranches previste dal decreto.

E dietro di loro, in fitta e dolente schiera, gli invisibili, la galassia gassosa della gig economy, dei lavoretti a giornata, dell’arte di arrangiarsi negli interstizi del capitalismo delle piattaforme, nella logistica di periferia, sull’ultimo metro della consegna, o nei servizi alle persone, collaboratrici e collaboratori famigliari informali, personal trainer, factotum, dog sitter

Solo in parte coperti con i bonus una tantum, più spesso spiaggiati dal lockdown, lasciati all’asciutto dal riflusso delle acque di un’economia instabile e mobilissima, cui basta un breve periodo di congelamento per dissolvere le proprie filiere, e lasciar cadere nel vuoto corpi e persone che tra le sue pieghe si erano ricavate una precarissima fonte di sopravvivenza.

È l’Italia di sotto, che non ha la voce potente di Confindustria per farsi le proprie ragioni (pur avendone enormemente di più di quella) e che è fragile come il sistema che le hanno costruito intorno.

La parte di Paese che ha pagato in modo feroce il proprio prezzo al virus, e che ora rischia di continuarlo a pagare a una congiuntura che non promette niente di buono.

 

La piazza dei metalmeccanici e delle «cento vertenze» (diventate 150, poi 200 e ogni giorno ne porta altre nuove) ne ha dato una prima impressionante idea, con la sua compostezza, il rigoroso rispetto delle misure sanitarie, il distanziamento, le mascherine ben incollate al viso in segno di rispetto degli altri e di sé, e quel terribile messaggio che ci affida: l’autunno sarà duro. Durissimo.

Mentre gli altri, i soliti – un’imprenditoria arruffona e arraffona senza idee ma con un unico pensiero in testa, accaparrare le risorse di quel pubblico che non smette di denigrare ma a cui non cessa di domandare – si preparano all’assalto alla diligenza dei soldi stanziati dall’Europa, loro ci ricordano che una deadline sta per essere varcata. Nel senso letterale del termine: una linea oltre la quale c’è la morte sociale dopo quella virale.

C’è, nel gran teatro della politica politicante – ma anche di quella sindacale – uno, uno solo, che sia disponibile a battersi fino in fondo, con convinzione non mediabile, per imporre la centralità di questa questione: non del «lavoro» in astratto ma dei «lavoratori»?

Convinto – ma davvero convinto – che il mondo di ieri che ha prodotto il disastro di oggi vada rifatto ab imis. Dalle radici. E a partire da quel «basso» senza il quale tutto l’edificio si sfalda e crolla, rintracciando le linee di quell’altro New Deal del secolo scorso.

C’è? Perché se ci fosse, come per Lot e gli altri 10 che non si trovarono a Sodoma, basterebbe a salvare la città. Ma se c’è, batta un colpo.

Cestinare la legge regionale sulla sanità

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Comunicato stampa di Articolo Uno Milano: cestinare la legge regionale sulla sanità

” Le parole sprezzanti di Gallera: “il privato ha aperto le sue stanze lussuose ai pazienti ordinari” non solo fanno emergere la sua visione inaccettabile di società fatta di cittadini straordinari e “ordinari” ma evidenziano la disfunzionalità tra situazioni straordinarie e ordinaria amministrazione.
La legge regionale 23 dell’11 agosto 2015 varata dal leghista Maroni, che ha creato questo dissesto costato la vita a decine di migliaia di cittadini lombardi, va cestinata senza esitazioni di fronte al suo evidente fallimento.
Tornare alla medicina territoriale, varare delle politiche delle ASST centrate su prevenzione collettiva, sanità pubblica, una sanità che consideri tutti i pazienti “(stra)ordinari”, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera, potenziare e valorizzare la rete e il ruolo dei medici di famiglia, di medicina generale e dell’assistenza domiciliare.”

25 giugno 2020.                                    Articolo Uno Milano Metropolitana

La maggioranza in piazza

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La maggioranza che governa Paderno Dugnano si ritrova in piazza per comunicare sullo stato della discussione con Ferrovie Nord, sulle iniziative dell’amministrazione e per accogliere segnalazioni e proposte.

✅ Venerdì 26 Giugno al mercato di Palazzolo;

✅ Sabato 27 Giugno dalle 9 alle 12  presso la stazione di Palazzolo e la Farmacia  comunale di piazza Hiroshima.

 

Danneggiamenti alla Camera del Lavoro di Paderno

 

Il segretario della Camera del Lavoro di Paderno Dugnano Giancarlo Toppi segnala che , probabilmente questa notte, ignoti si sono introdotti nella sede di via Roma scardinando un infisso e procurando diversi danni e qualche furto ai danni della sede di Paderno.

Denunciato il furto ai Carabinieri e alla stampa, non resta che condannare l’accaduto e invitare a sottoscrivere in favore della sede locale della Camera del Lavoro perché possa riprendere al più presto le sua attività sociali e sindacali. Sinistra per Paderno Dugnano è solidale con la Camera del Lavoro.

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“Cambiare modello, non leader al Pd”

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Elly Schlein, la vicepresidente dell’Emilia Romagna parla alla Stampa e invita il centrosinistra a guardare ai movimenti, come Sardine e Fridays for future. “Come si può ancora tentennare sui decreti Sicurezza?”. Da Huffington Post del 23 giugno.

” Per Elly Schlein, volto emergente del centrosinistra, “serve una scossa, una visione nuova”. Perché a chi chiede di sostituire Nicola Zingaretti come leader del Pd replica che “cambiando un uomo al comando con un altro non si risolve”, mentre “la direzione la danno le nuove generazioni: le Sardine, i Fridays for future, Black lives matter”.

In un’intervista alla Stampa la vicepresidente della regione Emilia-Romagna rimarca che “tutto ciò che c’è di nuovo, di vitale, si sta muovendo fuori dai partiti tradizionali, nei movimenti di protesta. C’è un immobilismo inconcepibile. Dopo le manifestazioni in tutto il mondo contro l’odio razziale e per i diritti civili, come si può ancora tentennare di fronte alla possibilità di cancellare definitivamente i decreti Sicurezza?”.

Sull’ipotesi di Stefano Bonaccini alla segreteria dem, Schlein afferma che deciderà lui stesso “cosa fare del suo futuro”. Ma “non è tanto una questione di destino dei singoli, quanto di processo collettivo da avviare. Occorre costruire un campo plurale di forze che condividano una visione di futuro. Non un soggetto unico che le accorpi, come fu l’Ulivo, ma una nuova rete che discuta del domani, anche in chiave post-Covid. In queste forze c’è un dibattito che non può essere confinato all’interno dei singoli partiti”.

Seguire il modello emiliano è il consiglio di Elly Schlein. “Sarebbe una pessima notizia che la coalizione di Governo si presentasse divisa alle prossime Regionali – continua -. Se il campo rimane questo, difficilmente si vince e ancor più difficilmente si offre un’idea di Paese. È un po’ che ragioniamo con i 5 Stelle su lotta alle diseguaglianze, green deal e su come governare i processi di innovazione tecnologica, ma ci sono delle fratture all’interno del Movimento. Se nel M5S e nel Pd ci sono persone che la pensano allo stesso modo, si facciano battaglie nella stessa direzione. Guardiamo ai movimenti delle Sardine e dei Fridays for future, del Black lives matter, delle donne che a Perugia chiedono libertà di scelta sull’aborto e degli sfruttati che manifestano insieme ad Aboubakar Soumahoro”.

Legambiente e Fillea CGIL

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“La collaborazione di lungo corso tra Fillea-CGIL (sindacato lavoratori del Legno, dell’Edilizia, delle industrie Affini e estrattive) e Legambiente sul tema dell’innovazione energetica, ambientale e la sostenibilità edilizia, al fine di creare una prospettiva di grandi opportunità per rilanciare il lavoro in edilizia, ridimensionando fino a sconfiggere la stagione dell’abusivismo e del consumo di suolo indiscriminato, ha prodotto diverse iniziative congiunte e un importante documento: il “Rapporto Oise – Innovazione e Sostenibilità nel settore Edilizio – Costruire il Futuro”, disponibile in “rete”.

Di seguito riportiamo la loro recente presa di posizione sul super Ecobonus previsto nel“Decreto Rilancio”, presa di posizione che condividiamo e sosteniamo”:

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“Deludente l’accordo di maggioranza sulle modifiche all’Ecobonus, occorre spingere riqualificazioni  che facciano davvero risparmiare le famiglie e mettano in sicurezza gli edifici, che contrastino il lavoro sommerso o irregolare”

Per Fillea-Cgil e Legambiente le proposte di modifica contenute nell’accordo di maggioranza e relative all’articolo 119 del Decreto Rilancio, sul cosiddetto “super ecobonus” per l’edilizia, sono inadeguate a garantire che la ripartenza del settore sia davvero capace di rispondere alle emergenze e alle priorità del Paese. Gli emendamenti su cui è stato trovato un accordo tra i diversi partiti di Governo prolungano gli incentivi al 2022 e allargano la platea dei beneficiari dell’incentivo del 110% anche per interventi in alberghi e strutture ricettive, seconde case con esclusione di ville e case di lusso, associazioni del terzo settore e scuole paritarie, ma anche ai singoli alloggi nei condomini qualora non vi siano impianti centralizzati.

“Le modifiche sembrano premiare la logica degli interventi a pioggia non vincolati a chiari obiettivi di risparmio energetico delle famiglie e di messa in sicurezza del patrimonio edilizio, senza garanzie che non vadano ad imprese che ricorrono magari a lavoro irregolare”. Così dichiarano in una nota congiunta Alessandro Genovesi, Segretario generale della Fillea Cgil e Edoardo Zanchini, Vice presidente di Legambiente.

Recentemente, le due organizzazioni avevano lanciato una proposta di riforma e potenziamento degli incentivi per ristrutturazioni, risparmio energetico e anti-sismico, che avessero però tre obiettivi chiari, come ricordano Genovesi e Zanchini “sostenere un’edilizia verde legata alla rigenerazione; assicurare una riduzione del fabbisogno energetico del 50% (per un effetto, se solo si intervenisse sul 50% degli incapienti e il 10% dei manufatti, pari a 840 mila tonnellate annue in meno di C02, 418,5 milioni di metri cubi l’anno in meno di gas consumati e 620 euro in meno di bollette a famiglia, l’anno) da realizzare congintamente a interventi di miglioramento antisismico degli edifici; vincolare gli incentivi pubblici alla presentazione di un certificato di regolarità e congruità lavorativa (noto come DURC di Congruità, che certifica la quantità minima di ore di lavoro per cantiere, come già avviene per esempio per gli incentivi legati alla ricostruzione nel Centro Italia) con l’effetto di produrre nuovi occupati o  far emergere occupati oggi in nero per almeno 146 mila unità ogni anno, recuperando quasi 900 milioni di euro di contributi e tasse oggi non versate”.

“Queste proposte le ritroviamo in diversi emendamenti presentati dalla maggioranza, chiediamo quindi al Governo e alle diverse forze parlamentari che hanno già dichiarato di sostenere le proposte di Fillea e Legambiente di approvarli in Commissione. Proprio perché si tratta di risorse pubbliche in una dimensione senza precedenti di spesa, occorre garantire che non solo sostengano la ripresa economica dopo il fermo Covid, ma che alimentino un modello di sviluppo più sostenibile e che crei lavoro stabile e regolare” concludono Genovesi e Zanchini.

Bravo Speranza..

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Per fortuna  al Ministero della Sanità c’è una persona seria ed affidabile. E pronta a rispondere alle provocazioni della destra. E così il 16 giugno con un suo comunicato stampa (il n.193) è subito intervenuto per rispondere alle decisioni della presidente leghista dell’Umbria Tesei che ha disposto l’uso della pillola Ru486 “solo con ricovero  ospedaliero”. Scelta da molti commentata come “irrispettosa, irrazionale. Ennesima picconata alla legge 194″ . Di seguito il comunicato stampa del Ministero:

“Interruzione volontaria di gravidanza: Speranza chiede nuovo parere a Css su metodo farmacologico.

Il Ministro della Salute Roberto Speranza ha formalmente richiesto un parere al Consiglio Superiore di Sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, in merito alla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico. L’ultimo parere in materia era stato espresso dal CSS nel 2010.”